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Zoom, il nuovo standard cloud-based per le video-conferenze online

Se siete stufi di insegnare ai vostri colleghi e/o amici a utilizzare correttamente Skype, Hangouts o altri software di video-conference similari, sarete lieti di sapere che da qualche tempo esiste un’alternativa almeno altrettanto valida e – cosa che non guasta affatto – decisamente più semplice da utilizzare. Sto parlando di Zoom, una vera e propria killer application che ha ottime probabilità di conseguire, nel panorama del software per video-conference, gli stessi obiettivi raggiunti da WhatsApp nel settore dell’instant messaging e da TeamViewer nell’ambito dell’accesso remoto: sbaragliare la concorrenza, raggiungere decine di milioni di utenti e diventare l’applicazione numero uno al mondo per quel determinato scopo.

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Come unire gli allegati in formato multi-part UUEncode (come le scansioni inviate dalle stampanti Ricoh Aficio) con Windows 10

Se avete una stampante multifunzione Ricoh Aficio 3232C, Ricoh Aficio MPC2051 o altri modelli similari che supportano la scansione con invio tramite e-mail, potreste esservi già scontrati con il classico problema del messaggio contenente un allegato PDF diviso in più parti risultante da una scansione particolarmente “onerosa” in termini di dimensioni. Per dirla in poche parole, ecco quello che succede:

  • Viene effettuata una scansione con la multifunzione.
  • Viene richiesto l’invio della scansione tramite e-mail.
  • La multufunzione è configurata per dividere automaticamente gli allegati più grandi di una certa dimensione (solitamente 2048 megabytes) in più e-mail.

Il risultato di tutto questo è che il vostro client di posta riceverà due o più e-mail, ciascuna contenente una parte dell’allegato finale (sia esso PDF, JPG o altro formato). L’oggetto di queste e-mail può cambiare a seconda della configurazione della vostra macchina, ma è probabile che assomigli al seguente:

Message from “RNP0026732E437E” part 1/N

Dove N è ovviamente pari al numero di parti in cui l’allegato originario è stato suddiviso. Il problema, come probabilmente già sapete se state leggendo questo articolo, è che le e-mail non contengono alcuna istruzione per unire nuovamente l’allegato, che risulta ovviamente inservibile: se si prova ad aprire questi file singolarmente con un programma come Notepad/Blocco Note, infatti, ci si troverà di fronte a un risultato di questo tipo:

This is a multi-part message in MIME format.
–DC_BOUND_PRE_<1475241446.0026732e437e>
Content-Type: text/plain; charset=US-ASCII
Content-Transfer-Encoding: 7bit

Seguito da una serie di caratteri esadecimali (per essere più precisi, in Base64) scarsamente comprensibili. Si tratta di una codifica nota come UUencode, un sistema che permette di convertire un qualsiasi file binario in un formato ASCII contenente solo caratteri in Base64. Questa codifica era molto utilizzata negli anni ’80 e ’90 per trasmettere in modo sicuro allegati tramite newsgroup, reti informatiche come FidoNet e, successivamente, E-Mail, fino a cadere (relativamente) in disuso, per lo meno presso l’utenza più generalista.

La domanda, giunti a questo punto, nasce spontanea: come possiamo unire i vari segmenti UUencode in un unico allegato e risolvere il problema? Approfondisci

Scansione fronte-retro di un documento in un singolo PDF con PDFsam

Oggi, nel tentativo di uscire dall’ufficio a un’ora decente, ho deciso di portarmi  casa un pò di lavoro arretrato. Tra le varie cose avevo la necessità di effettuare la scansione di un certo numero di documenti così da potermi disfare delle relative versioni cartacee. Avendo a disposizione una multi-funzione HP CM1410 MFP, con un cassetto da 30 pagine e un’ottima velocità di acquisizione, pensavo di essere a posto. Ho scoperto mio malgrado che non era così: la maggior parte dei documenti erano stampati su entrambe le facciate del foglio, rendendo impossibile per la mia multifunzione acquisirli in modo corretto in quanto mancante della modalità di scansione fronte-retro.

 

Ho quindi pensato che avrei potuto utilizzare Adobe Acrobat, scansionando le pagine in due tempi (prima il fronte, poi il retro) e poi riordinando manualmente le facciate: questa operazione avrebbe però richiesto parecchio tempo, visto che avevo a che fare con documenti piuttosto lunghi (50 pagine o più). Ero quindi sul punto di rinunciare, rimandando l’attività all’indomani – utilizzando lo scanner fronte-retro dell’ufficio – quando mi sono ricordato dell’esistenza di un software Open Source che avevo già avuto modo di utilizzare qualche tempo fa per riordinare alcuni PDF di grandi dimensioni. Il suo nome era PDFsam, acronimo di PDF Split and Merge: ho deciso di controllare se, a distanza di anni, avrebbe potuto essermi nuovamente utile, quindi ho effettuato una rapida ricerca su Google e… Indovinate un pò? Esiste ancora, è in ottima forma e ha risolto il mio problema in pochi secondi!

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OS X El Capitan 10.11 e VMware: prestazioni scadenti? Come risolvere

E’ passato poco più di un anno dall’articolo in cui spiegavamo come risolvere il problema del BeamSync, vero e proprio supplizio che affligge da tempo gli sviluppatori XCode che utilizzano OSX sotto VMware da Windows e/o Linux: all’epoca l’ultima versione del sistema operativo di casa Apple era OS X Yosemite, ma il problema è rimasto pressoché invariato con El Capitan, mantenendo quindi il nostro articolo ancora attuale.

Nel caso in cui siate interessati ad approfondire le cause del problema, vi consigliamo di leggervi l’analisi che facemmo nell’articolo in questione: in questo, per ragioni di semplicità, ci limiteremo a riassumere problema e soluzione.

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Restart on Crash, uno strumento per riavviare automaticamente applicazioni, programmi e servizi che smettono di funzionare

Uno dei compiti più importanti di un amministratore di sistema è quello di assicurare il funzionamento costante di determinati applicativi sulle macchine che lavorano in modalità always-on: web server, servizi FTP, database o anche programmi e applicazioni desktop che svolgono funzioni di utilità varia. La maggior parte di questi servizi prevede un sistema di auto-monitoring che, in caso di problemi, può essere configurato per riavviare automaticamente i propri servizi e/o avvisare altri applicativi di monitoring che possono farlo: esistono però molte applicazioni che non hanno questa funzionalità e che quindi “muoiono” senza alcuna possibilità ripartire e, quel che è peggio, senza dare alcun tipo di avviso.

Nella maggior parte dei casi si tratta di piccole applicazioni sviluppate internamente e/o pensate per un utilizzo diverso da quello che se ne fa. Questo aggrava ulteriormente le cose: nella maggior parte dei casi, un software pensato per essere utilizzato occasionalmente non è dotato delle caratteristiche necessarie per poter funzionare in modalità always-on e sarà quindi maggiormente soggetto a crash periodici, magari per via di una gestione non ottimale della memoria o dei thread. Un vero e proprio incubo per qualsiasi amministratore di sistema, che rischia di dover svolgere una onerosa, frequente e altamente insicura attività di monitor e riavvio manuale.

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