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App Store e iTunes Connect: assurdità, stranezze, incubi e deliri targati Apple

Non c’è sistemista, sviluppatore o professionista IT degno di questo nome che non conservi un bel ricordo della Apple delle origini, quella che dominò la scena dei personal computer nei trent’anni che passarono dalla (ri)fondazione dell’azienda (1977) all’uscita sul mercato del primo iPhone (2007): quella che rivoluzionò più volte il mondo dell’informatica con l’introduzione del Macintosh e dell’iMac, del MacBook e del Mac Pro, nonché di molti altri piccoli e grandi capolavori estetico/funzionali come l’iPod; l’avversaria “buona” e amica del consumatore, da contrapporre allo strapotere della “perfida” Microsoft come racconta il suggestivo film TV I Pirati di Silicon Valley, uno dei testi sacri dei cultori della mela e della figura di Steve Jobs.

Al tempo stesso non c’è sistemista, sviluppatore o professionista IT degno di questo nome che non si senta percorrrere da un forte senso di fastidio all’idea di dover lavorare – sia pure saltuariamente – sulle recenti piattaforme Apple, e non a torto: il sistema operativo OSX è una sorta di versione caricaturale di FreeBSD; il framework di sviluppo XCode è sostanzialmente indifendibile; i portali e gli strumenti di pubblicazione e distribuzione a corredo (iTunes Connect, Apple Developers PortalApplication Loader et. al.) fanno acqua da tutte le parti.

Che il comparto software non sia mai stato il cavallo vincente di Apple è del resto cosa nota: l’ultimo prodotto degno di nota è probabilmente Final Cut Pro, limitatamente alle versioni che giravano su Carbon. Eppure, stupisce non poco vedere come una azienda da 580 miliardi di dollari non sia a tutt’oggi in grado di dotare i propri utenti di strumenti di lavoro e sviluppo adeguati. L’imbarazzo che si prova nell’utilizzarli è talmente forte che a tratti viene persino da pensare che possa essere una strategia voluta: un sistema così farraginoso, inefficiente e opaco da poter essere utilizzato con successo soltanto da quelle aziende che possono permettersi di affidare il compito di sbrogliare la matassa a un team di sviluppo dedicato, tagliando fuori il libero professionista, lo sviluppatore occasionale e qualsiasi altra piccola realtà. Una vera e propria contraddizione rispetto alle premesse alla base del primo Apple Store, il quale registrò una enorme affermazione poprio perché diede a chiunque la possibilità di pubblicare il frutto del proprio lavoro con poco sforzo e investimenti contenuti. E’ ancora così? Purtroppo no. Cerchiamo di capire cosa è cambiato e perché.

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OS X El Capitan 10.11 e VMware: prestazioni scadenti? Come risolvere

E’ passato poco più di un anno dall’articolo in cui spiegavamo come risolvere il problema del BeamSync, vero e proprio supplizio che affligge da tempo gli sviluppatori XCode che utilizzano OSX sotto VMware da Windows e/o Linux: all’epoca l’ultima versione del sistema operativo di casa Apple era OS X Yosemite, ma il problema è rimasto pressoché invariato con El Capitan, mantenendo quindi il nostro articolo ancora attuale.

Nel caso in cui siate interessati ad approfondire le cause del problema, vi consigliamo di leggervi l’analisi che facemmo nell’articolo in questione: in questo, per ragioni di semplicità, ci limiteremo a riassumere problema e soluzione.

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OS X Yosemite e VMware: prestazioni scadenti? Come risolvere

La possibilità di dotarsi di una versione virtualizzata di OS X grazie a VMware è una risorsa imprescindibile per moltissime figure professionali che lavorano in ambito IT, tra cui:

  • Sviluppatori software interessati a realizzare applicazioni per iPhone, iPad e Mac con XCode in Objective-C o con il più recente Swift senza essere costretti ad acquistare un Mac.
  • Amministratori di sistema intenzionati a testare configurazioni alternative di uno o più Mac simulando i cambiamenti in un ambiente protetto prima di portare le modifiche in produzione.

Senza contare poi tutti gli appassionati di informatica abituati a lavorare in ambiente Windows e interessati a dare un’occhiata alle ultime versioni del Sistema Operativo di casa Apple risparmiandosi un acquisto da diverse migliaia di euro.

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