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Come aggiungere gli annunci automatici AMP AdSense (e/o altro codice HTML AMP-only) su WordPress

Nelle ultime settimane AdSense Lab, il reparto sperimentale della nota piattaforma di advertising Google AdSense, ha lanciato una nuova funzionalità sperimentale, chiamata Annunci Automatici AMP: si tratta di  una famiglia di formati che consentono di monetizzare in modo nuovo le pagine AMP. Una volta attivati, Google AdSense inserirà automaticamente gli annunci di testo e display all’interno delle pagine AMP sfruttando gli spazi disponibili.

Nel remoto e improbabile caso in cui non abbiate idea di cosa sia una pagina AMP e/o non abbiate mai sentito parlare del progetto AMP, fatevi una cultura dando un’occhiata a questo sito.

La funzionalità è attualmente in beta e disponibile soltanto mediante l’attivazione del servizio AdSense Lab ed ha queste ulteriori caratteristiche:

  • Al momento sono supportati solo gli annunci di testo, display e di ancoraggio.
  • Gli annunci automatici AMP prevedono la pubblicazione di un numero di annunci adeguato alla quantità di contenuti sulla pagina, tenendo conto di eventuali <amp-ad> codificati in forma rigida preesistenti.Gli annunci automatici AMP per il momento verranno visualizzati solo dagli utenti di dispositivi mobili. Accedi al tuo sito da dispositivo mobile per visualizzarne gli annunci automatici AMP.

Per maggiori informazioni è possibile consultare questa pagina dedicata sul sito Google AdSense.

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Online Advertising, Ad-Block e Anti Ad-Block Warning: il punto della situazione

La diffusione degli strumenti di identificazione dei software Ad-Blocker in italia e nel mondo nel corso del 2016 rappresenta l’ennesima conferma di quello che ormai da molti anni è un segnale molto chiaro: la concezione del web come opportunità di condivisione di informazioni libere continua a perdere colpi rispetto alla visione industriale dello stesso, vocazionalmente portata a mettere in risalto gli aspetti prettamente commerciali (nonché inevitabilmente lucrativi) rispetto a qualsiasi altra funzione di utilità sociale.

Con questo non si vuole certo intendere che il web debba essere necessariamente libero e gratuito. Per citare le parole di Tim Berners-Lee, there was a time when people felt the internet was another world, but now people realise it’s a tool that we use in this world: un tempo molti consideravano internet un altro mondo, ma ora è chiaro che si tratta di uno strumento da utilizzare in questo mondo. E’ quindi del tutto normale che chat, software libero e siti di informazione indipendente siano stati progressivamente affiancati – e numericamente persino superati – da giornali e magazine commerciali, servizi a pagamento, online stores, materiale per adulti e tutto quanto esiste ed esisterà altrove: per lo stesso motivo è opportuno aspettarsi la presenza di una inevitabile componente illecita e/o illegale – anch’essa parte del nostro mondo – e degli strumenti necessari per combatterla.

Se le cose stanno così, il fatto che il web si sia riempito di persone che cercano di sfruttare la componente commerciale del mezzo è del tutto legittimo: gli advertising servono proprio a questo, così come gli abbonamenti, i servizi a pagamento e i prodotti da vendere. Sono invece molto meno legittimi gli stratagemmi, peraltro estremamente evidenti ed oggettivi, che alcuni di questi mercanti mettono in piedi per espandere il loro profitto a danno della libertà altrui, tutti più o meno basati sul solito grande equivoco volto a confondere – e a far confondere – due termini apparentemente simili ma dal significato diametralmente opposto: libertà e liberismo. Per chi non conoscesse la differenza, ci limiteremo a dire che la libertà è un valore condiviso tra tutti e quindi intrinsecamente collegato al concetto di equità/uguaglianza, mentre il liberismo è un principio economico fondato sull’assoluta libertà di produzione e di commercio che con l’equità e l’uguaglianza non ha nulla a che spartire: al contrario, esistono innumerevoli casi in cui il liberismo va a contrapporsi ai principi di equità ed uguaglianza, e quindi al concetto stesso di libertà: ad esempio, in tutte le occasioni in cui diventa esaltazione del mercato, del reddito, dello spirito d’impresa e di tutte le strategie più o meno riconducibili alla massimizzazione del profitto individuale a discapito della tutela dei diritti propri dell’acquirente, del consumatore, della collettività.

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File robots.txt ottimizzato per WordPress compatibile con gli ultimi Googlebot

Esistono tantissimi esempi di file robots.txt che si autodefiniscono “ottimizzati” per WordPress: al tempo stesso molti di essi non lo sono affatto, in quanto pur bloccando correttamente i contenuti che non è opportuno indicizzare non prevedono la possibilità di accedere a questi file alle varie istanze di Googlebot che visitano periodicamente il nostro sito per vari motivi, tra cui: analisi della compatibilità con browser per dispositivi mobili, servizio PageSpeed Insights, analisi dei tag e/o dei dati strutturati, e altro ancora. Il risultato è che, molto spesso, questi bot sono privi dei file CSS e JS necessari per convalidare correttamente il nostro sito web, fornendoci dunque informazioni errate.

Qui si può visualizzare una lista completa (aggiornata a Ottobre 2016) in cui sono elencati tutti gli user-agent relativi ai Googlebot, compresi quelli più recenti. La prima cosa da fare è assicurarvi che il file robots.txt che utilizzate attualmente non stia bloccando nessuno di questi. Potete effettuare il test direttamente sulle URL del vostro sito utilizzando gratuitamente i seguenti strumenti:

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Come scrivere un articolo multi-pagina con WordPress

Non c’è utilizzatore di WordPress che non si scontri prima o poi con la necessità di suddividere un articolo in due o più pagine. Le ragioni possono essere molteplici, dalle più nobili (maggiore leggibilità nel caso di un post molto lungo) alle più strumentali (capitalizzazione del numero di click a fronte del classico articolo in stile “le 10 immagini più incredibili del web“).

Funzionalità nativa: Nextpage

Forse non tutti sanno che la piattaforma WordPress offre già la funzionalità di “suddividere” gli articoli in più pagine in modo assolutamente nativo, a patto ovviamente di avere un tema che implementi correttamente i tag necessari e – di conseguenza – la relativa paginazione. Il tag da utilizzare è il seguente:

Nel caso in cui vogliate anche definire un titolo per la pagina, potete farlo nel seguente modo:

Giusto per essere certi di aver capito, facciamo un esempio completo del testo di un articolo suddiviso in tre pagine:

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Estensione Url.Action in C# per gestire Route multi-language con ASP.NET MVC

Come promesso in questa guida – e richiesto a gran voce dai nostri lettori – pubblichiamo un Extension Method che consente di utilizzare il metodo helper Url.Action all’interno di una View in Razor specificando, in aggiunta ai consueti parametri, un oggetto CultureInfo che verrà utilizzato internamente per costruire una URL localizzata. Ovviamente, affinché la URL venga correttamente gestita dalla nostra applicazione, sarà necessario implementare una Route con supporto multi-language come quella pubblicata in questo post.

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