WordPress – Guida alla pubblicazione e all’ottimizzazione degli articoli con Yoast SEO Come scrivere articoli su WordPress in modo da favorire la corretta indicizzazione sui motori di ricerca (SEO) utilizzando il plugin Yoast SEO

Wordpress - Guida alla pubblicazione e all'ottimizzazione degli articoli con Yoast SEO

Nell’articolo precedente abbiamo fornito una panoramica piuttosto esaustiva delle attività legate alla Search Engine Optimization (SEO), ovvero all’ottimizzazione dei contenuti di un sito web al fine di facilitare la loro indicizzazione sui motori di ricerca.

In questo post cercheremo di spiegare come mettere in pratica i concetti appresi all’interno di un sito web gestito tramite WordPress facendo uso del noto plugin Yoast SEO.

Il ruolo di WordPress

WordPress è una piattaforma di Content Management System, ovvero uno strumento che serve a pubblicare contenuti sul web. La differenza sostanziale tra un software applicativo (come ad esempio MS Word) e una piattaforma (come ad esempio MS Office) è data dal fatto che, mentre il primo è uno strumento pensato per consentire agli utenti di gestire un singolo aspetto operativo, la seconda è una sorta di contenitore organico di strumenti che possono essere utilizzati per conseguire un risultato complesso.

Nel caso di WordPress, le diverse tipologie di strumenti che la compongono la piattaforma possono essere così suddivise:

  • Componenti  tecnico/informatiche, come ad esempio quelle che consentono al sito di essere presente su internet e raggiungibile da qualsiasi parte del mondo, sia componenti redazionali.
  • Componenti redazionali, come quelle che  consentono ai redattori di inserire gli articoli.
  • Strumenti collaborativi, come quelli che consentono a più redattori di lavorare insieme a un determinato articolo.
  • Strumenti di governance, come quelli che consentono di generare statistiche, metriche, etc.
  • Strumenti SEO, come quelli che consentono di analizzare i contenuti degli articoli che scriviamo e ci mettono in condizione di ottimizzarne l’efficacia per renderli più interessanti ai motori di ricerca e, di conseguenza, agli utenti (e non, come abbiamo già detto, di “farli sembrare più accattivanti” di quanto in realtà non siano).

Il ruolo di Yoast SEO

All’interno dell’insieme di strumenti messi a disposizione da WordPress per gestire un sito web Yoast SEO rientra indubbiamente nell’insieme degli strumenti SEO, ovvero quegli ingranaggi che integrano le funzionalità fornite nativamente dalla piattaforma per assolvere alla funzione specifica di rendere i contenuti maggiormente efficaci per i motori di ricerca e, di conseguenza, per gli utenti.

Il suo scopo è quindi quello di mettere gli autori (redattori) in condizione di scrivere contenuti nel modo migliore, fornendo funzionalità che consentano loro di:

  • Accorgersi di eventuali errori, come ad esempio titoli non pertinenti con l’obiettivo editoriale dell’articolo, frasi troppo lunghe, etc.
  • Ottimizzare i vari elementi che compongono l’articolo (titolo, permalink, testo, metadati, etc) per chiarire all’utente la pertinenza degli stessi rispetto a quanto sta cercando.

E’ importante notare subito come, tra gli obiettivi che abbiamo messo a fuoco, non c’è quello di rendere più efficace l’indicizzazione dei nostri contenuti. Il motivo è molto semplice e dovrebbe essere ormai chiaro, visto quanto più volte ribadito nei paragrafi precedenti: alla luce della situazione attuale del web e del funzionamento odierno degli algoritmi dei principali motori di ricerca, l’idea che sia possibile migliorare l’indicizzazione di un contenuto a prescindere dalla qualità dello stesso è una misconception che è opportuno non adottare, onde evitare di perdere tempo a mettere in campo bad practice che rischiano di diventare rapidamente inefficaci o persino controproducenti. Al contrario, è importante comprendere la logica secondo cui migliorare il contenuto dei nostri articoli è quasi sempre la strategia più efficace per migliorarne l’indicizzazione, nella misura in cui riusciremo a renderli maggiormente pertinenti, efficaci ed esaustivi per l’utenza a cui sono rivolti.

Installazione

Poiché Yoast SEO è presente nella directory ufficiale dei plugin di WordPress, installarlo è un’operazione estremamente semplice: è sufficiente recarsi nella sezione Plugin > Aggiungi Nuovo all’interno dell’interfaccia di amministrazione del proprio sito, effettuare una ricerca per nome utilizzando le parole chiave “yoast seo” e fare click sul pulsante Installa.

A installazione avvenuta sarà poi necessario attivarlo facendo click sul pulsante Attiva, che avrà l’effetto di aggiungere una nuova sezione principale – denominata SEO – all’interno del menu a sinistra.

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Sarà così possibile accedere alla Dashboard, ovvero alla pagina principale che riassume le funzionalità del plugin.

Configurazione iniziale

Se è la prima volta che il plugin viene installato, questa pagina conterrà anche un avviso per lanciare una sorta di wizard che guiderà l’amministratore attraverso la Configurazione SEO iniziale. Il wizard è suddiviso in dieci sezioni (step), ciascuna delle quali consente di definire le impostazioni predefinite del plugin relativamente a un insieme di funzionalità ben definito. In particolare:

  1. Ambiente, dove potremo indicare se il sito è già in produzione o ancora in via di sviluppo.
  2. Tipo di sito, dove andremo a selezionare la tipologia che più si adatta al nostro sito web tra le varie proposte (blog, rivista online, e-commerce, etc.)
  3. Organizzazione o Persona, dove sarà possibile specificare se il sito web rappresenta un’organizzazione o una persona.
  4. Visibilità nei motori di ricerca, dove potremo scegliere se consentire o meno l’indicizzazione di determinati tipi di contenuto nei motori di ricerca.
  5. Autori Multipli, che ci consentirà di indicare se il sito conterrà contenuti scritti da uno o più autori: nel primo caso, il plugin contrassegnerà automaticamente gli archivi dell’autore come noindex in modo da evitare contenuti duplicati (che danneggiano il “punteggio” delle singole pagine); nel secondo caso tale accorgimento non sarà necessario.
  6. Google Search Console, dove potremo consentire a Yoast SEO di importare le informazioni presenti all’interno del nostro account Google Search Console (nel caso in cui ne fossimo in possesso); quest’ultimo, per chi non lo sapesse, è uno strumento di Google che consente di visualizzare informazioni sul funzionamento del sito nella ricerca organica di Google. Per consentire l’importazione sarà necessario autorizzare il plugin mediante un breve percorso guidato che consentirà di ottenere un Google Authorization Code e inserirlo all’interno dell’apposito form presente in questa sezione.
  7. Impostazioni del Titolo, dove avremo la possibilità di impostare le modalità di generazione automatica del Titolo SEO che sarà associato ai nostri articoli. Il Titolo SEO è un meta-dato che viene comunicato ai motori di ricerca mediante un apposito HTML tag presente nell’header del sito e che determina l’intestazione che apparirà all’interno dei risultati dei motori di ricerca, nonché nelle schede dei browser dei visitatori. Inutile dire che si tratta di un elemento che riveste una importanza cruciale nell’ottica di ottimizzare la pertinenza dei nostri articoli per l’utenza che farà uso dei motori di ricerca, e merita dunque la massima attenzione: per questo motivo consigliamo di configurare questa impostazione tenendo presente le informazioni fornite all’interno del prossimo paragrafo.
  8. Newsletter di Yoast SEO, dove potremo scegliere se iscriverci o meno alla newsletter ufficiale del plugin, contenente una serie di informazioni utili su come utilizzarlo – nonché, inevitabilmente, un pò di contenuti ascrivibili all’inbound marketing.
  9. Acquisto di Yoast SEO Premium, dove ci verrà data la possibilità di acquistare la versione “enterprise” del plugin, che rende disponibili una serie di funzionalità aggiuntive: pur trattandosi di un add-on particolarmente utile, in particolar modo per utenti esperti e/o che necessitano di un approccio SEO avanzato, il nostro consiglio è di non acquistarla immediatamente così da potersi concentrare meglio nell’apprendimento delle funzionalità fondamentali, tutte disponibili anche nella versione gratuita.
  10. Fine, schermata che ci informa della conclusione del wizard e dell’avvenuta finalizzazione della configurazione SEO iniziale.

Titolo SEO predefinito

Il punto più importante della configurazione iniziale è senza dubbio il 7, all’interno del quale ci viene data la possibilità di impostare il Titolo SEO: come detto, si tratta di un meta-dato che sarà comunicato ai motori di ricerca per essere presentato come titolo dell’articolo. Il Titolo SEO non va confuso con il titolo che viene inserito all’interno dell’editor di WordPress e mostrato all’utente che visualizza la pagina web: si tratta di un parametro che assolve a uno scopo diverso, in quanto determina quello che l’utente vede quando visualizza l’articolo all’interno della finestra dei risultati dei motori di ricerca.

Al fine di comprendere meglio la differenza tra titolo e titolo SEO si consiglia di dare uno sguardo alla screenshot seguente:

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Come si può vedere, la parte superiore della screenshot mostra il titolo dell’articolo così come viene visualizzato all’interno dell’editor di contenuti di WordPress, mentre la parte inferiore mostra il classico snippet relativo al medesimo articolo presentato da un motore di ricerca (in questo caso Google) nella sua pagina dei risultati.

Nel caso rappresentato possiamo notare come il titolo e il titolo SEO si assomiglino molto, pur non essendo identici: il primo è leggermente più lungo, mentre il secondo, oltre ad essere più breve, presenta un “suffisso” corrispondente al nome del sito. Il motivo di questa “piccola” differenza è dovuto al fatto che lo spazio messo a disposizione dal motore di ricerca è limitato, e consente la visualizzazione solo di un certo numero di caratteri – superati i quali il titolo sarà abbreviato, o per meglio dire “tagliato”, con l’aggiunta de classici tre puntini finali (ellipsis).

Da questo esempio possiamo capire che il titolo SEO è una rielaborazione del titolo dell’articolo effettuata dal redattore al fine di consentire la visualizzazione corretta dello stesso all’interno dello snippet visualizzato dal motore di ricerca; nella maggior parte dei casi, come avremo modo di vedere più avanti, il titolo SEO è una versione leggermente più breve del titolo dell’articolo, che però contiene altri elementi distintivi che possono favorire l’indicizzazione.

Ovviamente, in tutti i casi in cui il redattore non ha tempo (o voglia, o modo) di impostare un titolo SEO specifico, è opportuno che Yoast SEO comunichi al motore di ricerca un titolo SEO costruito automaticamente secondo un criterio predefinito: questo è esattamente lo scopo del punto 7 della configurazione iniziale del plugin, mediante il quale l’amministratore del sito ha la possibilità di indicare le variabili da utilizzare a tale scopo e gli eventuali “separatori”, ovvero i segni da utilizzare per separare le varie variabili.

Come possiamo vedere nella screenshot di seguito, l’impostazione predefinita del plugin prevede l’utilizzo della variabile Title e della variabile Page, seguite dalla variabile Separator e infine dalla variabile Site title.

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Queste variabili corrispondono, rispettivamente, al titolo dell’articolo, al numero di pagina (per gli articoli che si sviluppano su più pagine), al carattere separatore predefinito e al nome del sito.

Il carattere da utilizzare come separatore può essere a sua volta configurato tramite l’apposito pannello di selezione:

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Sulla base delle opzioni descritte nelle due screenshot precedenti, il titolo SEO predefinito di tutti i nostri articoli sarà dunque costruito nel seguente modo:

<Titolo dell’articolo> <Numero di Pagina> <Separatore> <Nome del Sito>

Ovvero, nel caso dell’esempio precedente:

CentOS 7 – sei modi per liberare spazio sul disco – Ryadel

Ovviamente, tale impostazione predefinita può essere “sovrascritta” all’interno di ciascun articolo utilizzando le funzionalità presenti all’interno del Meta Box di Yoast SEO, ovvero il pannello di configurazione che il plugin aggiungerà automaticamente all’interno dell’editor di WordPress: è proprio quello che abbiamo fatto noi, visto che – come abbiamo visto poco fa – il titolo SEO dell’articolo in questione presenta alcune piccole ma sostanziali differenze rispetto all’impostazione predefinita. Nel prossimo paragrafo cercheremo di comprendere come è possibile effettuare queste modifiche.

Il Meta Box di Yoast SEO

Il Meta Box di Yoast SEO è lo strumento che il plugin mette a nostra disposizione all’interno dell’editor di WordPress per svolgere il lavoro di ottimizzazione dei nostri contenuti durante l’attività di produzione degli stessi.

Se utilizzate l’editor classico, troverete il Meta Box di Yoast SEO immediatamente sotto la grande casella di testo che ospita il contenuto dell’articolo, come mostrato nella screenshot seguente:

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Se invece utilizzate il nuovo editor a blocchi (Gutemberg), il Meta Box di Yoast SEO apparirà nella sidebar di destra.

Il Meta Box di Yoast SEO ha lo scopo di aiutare il redattore a svolgere due attività principali:

  • Configurare le impostazioni relative al modo in cui i contenuti appariranno in Google e sui social media.
  • Analizzare i contenuti dell’articolo sulla base di una serie di criteri di pertinenza, qualità e leggibilità in ottica SEO.

La prima attività viene svolta attraverso la sezione Google Preview (o Anteprima dello Snippet, se utilizzate WordPress in lingua italiana) e la funzionalità Edit Snippet (Modifica Snippet), mentre la seconda è presente all’interno della scheda SEO analysis(o Analisi SEO). Nei prossimi due paragrafi andremo ad approfondire entrambe le sezioni.

Anteprima dello Snippet

L’anteprima dello snippet, come suggerisce il nome, non è altro che una preview di come il nostro articolo sarà visualizzato all’interno dei motori di ricerca: poterla osservare all’interno dell’editor di WordPress consente al redattore di farsi immediatamente un’idea del risultato del proprio lavoro.

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Come si può vedere dalla screenshot, l’anteprima può essere visualizzata sia in versione per dispositivi mobili che per PC desktop; le due modalità differiscono per il posizionamento e la distribuzione dei testi e dell’eventuale immagine dell’articolo, ma rispondono sostanzialmente ai medesimi criteri.

Ovviamente, il plugin dà anche la possibilità di modificare i tre parametri che contribuiscono a formare l’anteprima dello snippet, ovvero:

  • Il Titolo SEO, che abbiamo già avuto modo di approfondire durante la nostra panoramica delle impostazioni di configurazione iniziali.
  • Il Permalink, ovvero l’Uniform Resource Locator (URL) dell’articolo.
  • La Meta Descrizione (Meta Description), ovvero un breve testo descrittivo che consente di aggiungere una o due frasi di accompagnamento al Titolo SEO per meglio chiarire gli argomenti trattati.

Le modifiche possono essere apportate direttamente all’interno del Meta Box di Yoast SEO facendo click sull’apposito pulsante Modifica Snippet (Edit Snippet) o, più semplicemente, sul testo che si desidera cambiare. In entrambi i casi si avrà modo di accedere allo Snippet Editor, come mostrato nella screenshot seguente:

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Come si può vedere, sotto al titolo e alla descrizione meta è presente una barra colorata che Yoast SEO utilizza per comunicare al redattore se i valori attualmente presenti sono adeguati rispetto agli ingombri previsti dallo snippet, ovvero alla quantità di caratteri massima consentita. Nella maggior parte dei casi sarà senz’altro opportuno fare in modo di mantenersi all’interno dell’indicatore verde, evitando di produrre contenuti troppo brevi o troppo lunghi che faranno diventare la barra arancione o rossa .

Questo tipo di coloring “a semaforo” è una caratteristica distintiva con cui Yoast SEO comunica all’utente i risultati delle sue valutazioni in merito ai vari contenuti, elementi e meta-dag della pagina che ha il compito di analizzare: si tratta di un modo estremamente comodo per accorgersi che c’è qualcosa che non va. Ovviamente, le valutazioni del plugin sono frutto di una serie di algoritmi automatici di anlisi del testo e non vanno quindi presi per oro colato: è verosimile pensare che alcune volte le scelte del redattore vengano “sanzionate” da Yoast SEO sulla base di ragionamenti euristici che, nel caso specifico, risultano non validi o fallaci, e potranno quindi essere ignorate. Al tempo stesso, un risultato “arancione” o “rosso” è quasi sempre meritevole di attenzione, in quanto può aiutarci a capire se la condizione che lo ha provocato è frutto di una scelta redazionale voluta o dovuta a una svista da correggere
.

Ora che abbiamo capito come modificare tecnicamente i tre elementi distintivi dell’anteprima dello snippet, proviamo a dare alcuni consigli di massima su come impostare questi parametri per favorire l’indicizzazione del nostro sito web.

Titolo SEO

Come si può vedere dalla screenshot, all’interno del campo Titolo SEO viene riportata la configurazione predefinita di Yoast SEO, ovvero quella che abbiamo impostato nel punto 7 del wizard iniziale: abbiamo quindi la possibilità di mantenerla oppure di sostituirla con variabili e/o testo personalizzato.

Ancora una volta, è opportuno tenere presente che questa attività deve essere effettuata con l’intento di comunicare informazioni più pertinenti ed efficaci all’utenza relativamente ai contenuti del nostro articolo, evitando di ricorrere a “stratagemmi” potenzialmente controproducenti nel tentativo di attirare l’interesse o l’attenzione. Di conseguenza, è imperativo astenersi dalla tentazione di scrivere titoli “clickbait” o che puntino a sfruttare la curiosità del lettore in modo scorretto, ovvero generando aspettative senza disporre dei contenuti adeguati per poterla soddisfare.

Fatta questa importante premessa, ecco i due suggerimenti principali che ci sentiamo di poter dare su come realizzare il Titolo SEO:

  • Se il titolo dell’articolo è sufficientemente “corto” da entrare nella sua interezza all’interno dell’Anteprima dello Snippet, utilizzate quello senza effettuare modifiche.
  • In caso contrario, fate in modo di “riassumerlo” in modo da farlo entrare nel numero di caratteri disponibili.

Di seguito alcuni esempi pratici:

TITOLO TITOLO SEO
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Come si può vedere, possono essere adottate varie strategie di “riduzione” del titolo a titolo SEO: cerchiamo di metterle a fuoco.

  • Utilizzare sinonimi più brevi ma ugualmente efficaci. Questa è in assoluto la tecnica più importante da acquisire, anche perché presenta il vantaggio ulteriore di allargare lo spettro semantico dell’articolo, che in questo modo coprirà un maggior numero di ricerche potenziali.
  • Utilizzare numeri (e/o simboli) al posto delle parole (5 al posto di “cinque”, $ al posto di “dollaro”, etc.). Si tratta di una tecnica simile alla precedente, anche se solitamente risulta meno efficace per via del fatto che i simboli sono spesso poco utilizzati dagli utenti che effettuano ricerche testuali sui motori. Inoltre, è bene ricordare che la maggior parte dei singoli potrebbe portare qualche problema di visualizzazione se il sito non è configurato correttamente per utilizzare una tabella codici “internazionale” (come UTF-8). Come regola generale, consigliamo pertanto di limitarsi ai numeri e astenersi dai simboli.
  • Evitare ripetizioni di parole o concetti. Sebbene gli algoritmi dei motori di ricerca principali ad oggi non prevedano – per quanto ne sappiamo – penalità per le parole ripetute all’interno dei titoli delle pagine web, è bene evitare questa malpractice perché determina quasi sempre in una pessima esperienza utente. Ci riferiamo a titoli come Calzini Nuovi Acquisto Calzini Usati Calzini Gratis, o come Giochi Computer Videogiochi Download Videogames Gratis Free: visitereste mai pagine con un titolo del genere, anche se state cercando calzini o videogiochi? Probabilmente no, anche se vi appare “in testa” ai risultati di ricerca.
  • Assegnare a ogni pagina un titolo univoco. I titoli univoci aiutano i motori di ricerca a capire che i contenuti della pagina sono unici, e tendono quindi a generare percentuali di clic più elevate.
  • Posizionare le parole più importanti (keyword) all’inizio. Secondo numerosi test basati sul comportamento degli utenti, le parole chiave più vicine all’inizio del tag del titolo tendono ad avere un impatto maggiore e, di conseguenza, a generare un interesse più elevato. Molte ricerche effettuate sulla User Experience mostrano inoltre che la maggior parte delle persone riescono a “scansionare”, ovvero a visualizzare, solo le prime due o tre parole di ciascun titolo. Per questo motivo è importantissimo fare in modo che l’aspetto più distintivo della pagina (ad esempio il nome del prodotto) compaia il prima possibile. Sulla base di questi dati ci sentiamo di sconsigliare quella che, soltanto fino a pochi anni fa, era considerata una good practice in termini di creazione del titolo, ovvero la tecnica del “nesting” seguendo un percorso che guida l’utente dal generale (il brand e la categoria) al particolare (il tipo e il nome del prodotto), seguendo uno schema di tipo Brand > Category > Type > Name. Al contrario, il SEO trend che si  imposto (a ragione) negli ultimi anni prevede un approccio del tipo Name – Description, che ha favorito la creazione di titoli decisamente più specifici e puntuali.

Tutti i consigli che abbiamo provato a suggerire provengono da un insieme di tecniche e conoscenze acquisite nel corso di anni di esperienza sul web semantico e un percorso professionale orientato alla SEO. Ovviamente, non tutti si adattano ad ogni situazione: sarà comunque compito del redattore acquisire la capacità di riuscire a individuare la corretta strategia di generazione del titolo SEO, a seconda della linea editoriale del sito, delle caratteristiche dei singoli articoli, degli obiettivi redazionali fissati, della tipologia di utenti che si desidera raggiungere e di una serie di altre variabili importanti.

Per ulteriori informazioni sul titolo SEO e sulle tecniche più efficaci per realizzarlo, consigliamo di dare un’occhiata a questo articolo su moz.com.

Slug

Lo slug è la parte destra del permalink, ovvero dell’Uniform Resource Locator (URL) dell’articolo. L’URL, di cui lo slug costituisce una parte fondamentale, è un elemento fondamentale di qualsiasi articolo in quanto descrive come è possibile accedervi all’interno del world wide web: non a caso, la traduzione italiana più diffusa è quella di indirizzo web.

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Anatomia di una URL di un sito WordPress. Per semplicità, non vengono menzionati elementi come query string, anchor e altre componenti che in questo momento non ci interessa considerare.

Volendo mantenere questa metafora, potremmo dire che lo slug (che nell’immagine precedente è indicato come path) rappresenta la via e il numero civico dell’indirizzo web di un articolo, mentre le parti precedenti (protocollo, sottodominio, dominio e TLD) ne identificano il paese, la regione e la provincia.

Un URL scritto in modo ottimale può influenzare positivamente la Search Engine Optimization in almeno tre aspetti:

  • User Experience. Un URL “leggibile” e ben strutturato fornisce sia agli utenti che ai motori di ricerca un’indicazione chiara ed efficace su come sarà la pagina destinazione, ancor prima che questa venga visitata. Prendiamo a esempio un URL come www.ryadel.com/wordpress-guida-seo : non serve certo un genio per comprendere che, con tutta probabilità, la pagina conterrà qualcosa di simile a un tutorial SEO per WordPress. Di contro, un URL non leggibile come www.ryadel.com/?id=3427 non consentirà di effettuare “previsioni” di questo tipo né all’utente, né al motore di ricerca: in mancanza di altre (meta)informazioni note, il suo contenuto resterà dunque un mistero fino a quando non sarà visitata.
  • Ranking. Gli URL costituiscono un fattore di ranking ancora rilevante (sia pur minoritario rispetto a quanto avveniva anni fa) per quasi tutti i motori di ricerca nel determinare la rilevanza della pagina web rispetto alla query di ricerca effettuata dall’utente. Nell’esempio precedente, il primo URL sarà certamente considerato più pertinente del secondo – e quindi visualizzato prima – per ricerche contenenti le parole chiave wordpress, guida e seo.
  • Condivisione. In tutti i casi in cui un URL viene condiviso (ad es. tramite forum o social network), le parole chiave di cui è composta possono avere l’effetto di interessare potenziali lettori, anche in assenza di chiarimenti sul suo contenuto.

Come si può vedere, ciascuno dei tre aspetti è influenzato notevolmente dallo slug, che in un sito basato su WordPress rappresenta la parte variabile di ciascun URL. Per questo motivo è importante modificare lo slug predefinito (calcolato da WordPress filtrando e adattando le parole presenti nel titolo, separandole da trattini) seguendo i seguenti consigli:

  • Utilizzare parole anziché identificativi univoci, per i motivi già ampiamente detti in precedenza.
  • Eliminare articoli, congiunzioni e altre particelle invariabili, così da accorciare il più possibile la lunghezza dell’URL mantenendo “intatte” le keyword di ricerca. Ad esemio, se il titolo del nostro articolo è “WordPress – Guida alla pubblicazione articoli con Yoast SEO”, lo slug potrà essere “wordpress-guida-pubblicazione-articoli-yoast-seo”.
  • Usare i trattini (hypens) per separare le parole. Gli URL non dovrebbero mai contenere underscore, spazi o altri caratteri per separare le parole, in quanto potrebbero essere “erroneamente” percepiti come caratteri veri e propri e quindi rendere inefficace l’aspetto di ranking che abbiamo descritto in precedenza; l’unico carattere universalmente considerato come “separatore” da tutti i motori di ricerca è il trattino.
  • Utilizzare solo lettere minuscole. Anche se le query di ricerca tendono ad essere processate dai motori di ricerca in modalità case insensitive, ovvero senza fare distinzione tra maiuscole e minuscole, adottare una convenzione di tipo “lowercase-only” può aiutarci a mantenere una maggiore univocità tra le varie URL, evitando il rischio di creare due entry per la stessa pagina (se il nostro web server ragiona anch’esso in modo case insensitive, come nel caso di Windows/IIS) o una entry per due pagine diverse (se il web server è case sensitive, come nel caso di Linux/Apache o Linux/Nginx).
  • Non utilizzare (o ridurre al minimo) i parametri GET, ovvero la cosiddetta query string; nei casi in cui questo non è possibile, è importante fare in modo di limitare al minimo il numero dei parametri, così da ridurre il rischio di problemi legati a pagine viste erroneamente come  “duplicate”.
E’ importante ricordare che, per ragioni di compatibilità tra browser, gli URL non devono mai superare i 2083 caratteri.

Meta Descrizione

Veniamo infine al terzo elemento presente nell’anteprima dello snippet: la meta-descrizione, ovvero il breve testo di accompagnamento che ha il compito di fornire alcune informazioni aggiuntive sulla pagina.

Come si può vedere osservando l’anteprima, la lunghezza ottimale della meta description si aggira intorno ai 155–160 caratteri, oltre i quali i motori di ricerca tendono a “tagliarla” con i tre puntini (ellipsis): inutile dire che, in conseguenza di questo comportamento, è generalmente opportuno cercare di inserire delle meta descrizioni di lunghezza pari o inferiore a quel numero. 

In mancanza di una meta-descrizione esplicita, il motore di ricerca proverà a recuperare una frase “rappresentativa” della pagina all’interno dei contenuti della pagina stessa: nella maggior parte dei casi, si tratterà della prima frase presente nell’articolo. Una scelta che in alcuni casi può anche essere ottimale, ma che è generalmente consigliabile non delegare al motore di ricerca facendo in modo di prevedere un testo ad-hoc.

Prima di passare ai suggerimenti su come realizzare la meta-descrizione in modo efficace è bene chiarire una cosa importante: a differenza di quanto credono ancora oggi molti sedicenti “esperti SEO”, la meta-description – così come gli altri meta tag – non sono più utilizzate dall’algoritmo dei motori di ricerca per determinare la rilevanza e/o la pertinenza della pagina rispetto alla query digitata dall’utente: questa realtà è stata confermata più volte da Google nel corso degli ultimi anni, a partire da un noto articolo pubblicato nel settembre del 2009.

In base alle dichiarazioni sopra riportate, è corretto affermare che ad oggi la meta-description non ha più alcuna utilità in termini di indicizzazione: questo dato di fatto non deve però indurci a credere che questo meta-tag sia inutile. Al contrario, si tratta di un’informazione estremamente importante per catturare l’interesse degli utenti all’interno della Search Engine Result Page (SERP), ovvero della pagina dei risultati all’interno della quale il nostro articolo può comparire. Quei brevi paragrafi che compaiono sotto i titoli dei risultati costituiscono un’opportunità di “pubblicizzare” e “valorizzare” i contenuti del nostro articolo e chiarire la sua pertinenza rispetto alla query di ricerca digitata dall’utente.

Adesso che abbiamo compreso l’utilità della meta descrizione, proviamo a mettere insieme alcune linee-guida che possono aiutarci a scriverla in modo corretto:

  • Curare al massimo efficacia e fluidità. Lo scopo principale della meta descrizione è quello di creare una descrizione accattivante per l’utente, tale da convincerlo della pertinenza della nostra pagina rispetto alla ricerca da lui effettuata: per questo motivo è fondamentale che le 1-2 frasi di cui è composta siano di senso compiuto e scritte con una buona proprietà di linguaggio, evitando di renderla un mero “elenco” di parole chiave. Una meta-descrizione come “Guida che spiega come cucinare gli spaghetti alla bolognese” funzionerà meglio di “spaghetti, pomodoro, pancetta, cipolla, sedano, carne, vino, sale, pepe“, e sarà anche molto più efficace: ad ogni buon conto, è opportuno ricordare sempre che le parole chiave non saranno considerate.
  • Scrivere informazioni e parole chiave “complementari” rispetto al titolo. La meta descrizione consente al redattore di integrare il titolo con nuovi concetti, parole chiave e sinonimi. Utilizzarla in questo modo porta due grandi vantaggi: il primo è che ci consente di scrivere un titolo breve, cosa che – come abbiamo visto – è estremamente importante; il secondo, per certi aspetti ancora più importante, è che ci porta naturalmente a mantenere una forte relazione con il tema dell’articolo, allargandone la pertinenza quel tanto che basta per interessare una platea più vasta di utenti potenziali. Al tempo stesso, è bene ricordare che Google e altri motori di ricerca mettono in grassetto le parole chiave nella descrizione quando corrispondono alle query di ricerca: poiché il testo in grassetto attira più facilmente l’attenzione degli utenti, è importante fare in modo che la descrizione contenga alcune delle parole chiave che gli utenti potrebbero potenzialmente cercare.
  • Curare l’aspetto “copywriting”. Il tag meta description ci consente di corredare il nostro snippet con uno “slogan” efficace. Si tratta di una libertà che non ci consente neppure il titolo SEO, in quanto quest’ultimo è più breve e – poiché influenza il ranking – ci costringe a rispettare un numero maggiore di regole (presenza delle parole chiave, posizionamento delle keyword più importanti all’inizio, etc). Per massimizzare la percentuale di clic sulle pagine dei risultati dei motori di ricerca, è importante notare che Google e altri motori di ricerca mettono in grassetto le parole chiave nella descrizione quando corrispondono alle query di ricerca. Questo testo in grassetto può attirare gli occhi degli utenti, quindi dovresti abbinare le tue descrizioni ai termini di ricerca il più vicino possibile.
  • Evitare caratteri speciali. La presenza di virgolette, simboli o altri caratteri speciali all’interno del codice HTML di una meta descrizione possono provocare una visualizzazione anomala o errata: per evitare che ciò accada, la soluzione migliore è utilizzare solo caratteri alfanumerici, oltre ovviamente a trattini e spazi.

Analisi SEO

Veniamo ora alla scheda Analisi SEO, il cui scopo è quello di analizzare tutti i contenuti e meta-dati che abbiamo realizzato per il nostro articolo (inclusi titolo SEO, slug e meta descrizione) e segnalare, sulla base di una analisi del testo effettuata automaticamente, una serie di errori, consigli e opportunità di miglioramento. Nello specifico, Yoast SEO cerca di valutare quanto l’articolo e i meta-tag risulteranno “leggibili” da parte dei visitatori umani e fornirà alcuni suggerimenti per migliorarne la leggibilità. Non a caso, la sezione Analysis results (Risultati dell’analisi) è accessibile anche selezionando il tab Readability (Leggibilità) nella parte superiore del Meta Box di Yoast SEO.

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Anche in questo caso il plugin comunica le sue valutazioni utilizzando il coloring del “semaforo”: gli errori da correggere saranno visualizzati con un colore rosso, mentre le opportunità di miglioramento saranno mostrate in arancione; i punti di forza, su cui non sarà necessario intervenire perché abbiamo fatto un buon lavoro, saranno visualizzati in verde.

Ovviamente, trattandosi di un’analisi compiuta per mezzo di algoritmi automatici, esiste la possibilità che non tutti i problemi rilevati e i consigli dati siano realmente tali: al tempo stesso, poiché si tratta di algoritmi molto sofisticati e realizzati prendendo in esame milioni di articoli, è molto probabile che leggerli – e mettere in pratica quelli che ci sembrano sensati – ci consentirà di creare articoli migliori e che avranno maggiori possibilità di essere “scelti” dall’utente all’interno delle SERP.

Conclusione

Per il momento ci sembra opportuno fermarci qui: in un articolo di prossima pubblicazione spiegheremo alcuni concetti avanzati di Yoast SEO, come la focus keyword (frase chiave) e gli articoli Cornerstone, due concetti leggermente più complessi di quelli trattati finora e che è bene affrontare soltanto quando si sarà acquisita una certa esperienza con titolo SEO, slug, meta descrizione e studio dei risultati dell’analisi SEO e relative modifiche per migliorare la leggibilità dell’articolo.

A chiunque voglia approfondire l’argomento consigliamo di leggere la nostra Guida alla Search Engine Optimization, dove spieghiamo i concetti generali della SEO e l’evoluzione di questa attività nel corso degli ultimi anni.

Alla prossima!

About Ryan

IT Project Manager, Web Interface Architect e Lead Developer di numerosi siti e servizi web ad alto traffico in Italia e in Europa. Dal 2010 si occupa anche della progettazione di App e giochi per dispositivi Android, iOS e Mobile Phone per conto di numerose società italiane. Microsoft MVP for Development Technologies dal 2018.

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