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Come recuperare il codice Product Key di Windows 10 da BIOS / UEFI / Registro di Sistema

Vi ricordate di quando i negozi di informatica vendevano i PC con quel bell’adesivo olografico contenente il Product Key / codice seriale di Windows? Se siete utenti esperti o amministratori di sistema saprete già che quello sticker – noto come Certificate of Authenticity, ovvero Certificato di Autenticità (COA) – è caduto in disuso fin dai tempi dell’uscita di Windows 8. Da quel momento in poi, la stragrande maggioranza dei PC e dei portatili venduti con una versione pre-installata di un sistema operativo Windows non reca alcuna traccia del Product Key: né sul retro, né all’interno del vano batteria, né sulla scatola o in qualsiasi altro posto.

Il motivo è presto detto: il Product Key viene adesso memorizzato in un apposito spazio all’interno del BIOS / UEFI del computer, in modo da non poter essere facilmente recuperato da nessuno – neppure dall’utente. Questo porta indubbiamente alcuni vantaggi: ad esempio, non dovremmo più preoccuparci che qualcuno possa rubarcelo, eventualità che succedeva di frequente negli ambienti aziendali; inoltre, non dovremo più memorizzarlo o trascriverlo per utilizzarlo durante l’installazione, poiché le moderne versioni di Windows sono programmate per recuperarlo automaticamente in quella fase. Questo nuovo sistema può però portare anche ad alcune complicazioni: ad esempio se il nostro BIOS viene danneggiato, se effettuiamo una reinstallazione del sistema facendo uso di una immagine ISO Windows diversa da quella inizialmente utilizzata, o ancora se abbiamo la necessità di utilizzare quel codice per effettuare una installazione ex-novo dopo aver cambiato una parte rilevante dell’hardware del nostro PC.

In tutti questi casi il sistema ci chiederà, in fase di installazione, di inserire manualmente il Product Key, creandoci un problema non di poco conto. Cosa fare a fronte di una situazione del genere?

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Modalità Provvisoria con Windows 10? Come accedere (prima e dopo il login)

Tra i molti cambiamenti introdotti con Windows 10 rispetto alle precedenti versioni di Windows, uno dei meno apprezzati da utenti e amministratori di sistema è senz’altro quello che ha modificato l’accesso alla modalità provvisoria (safe mode), indispensabile per risolvere problemi di configurazione piccoli e grandi. Fin dai tempi di Windows XP, la modalità provvisoria era accessibile premendo F8 o Shift + F8 all’inizio dell’avvio del sistema: questa tecnica era spesso un vero e proprio “salvagente”, considerando che la modalità provvisoria consente di risolvere numerosi problemi che spesso si verificano durante l’avvio e che impediscono l’utilizzo del PC.

Con Windows 10, la pressione di F8 o di Shift + F8 non sortisce quasi mai l’effetto sperato per via della grande velocità di  esecuzione delle fasi iniziali del boot. Se si ha la fortuna di disporre un disco SSD, la finestra temporale in cui questa istruzione viene accettata si riduce a pochi centesimi di secondo, rendendo di fatto quasi impossibile l’operazione. In questo articolo cercheremo di fornire una valida alternativa illustrando due semplici modi per accedere alla modalità provvisoria con Windows 10.

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Come eliminare il limite di 255-260 caratteri nei path di file e cartelle in Windows 10

Introduzione

Se siete sviluppatori, sistemisti o utenti esperti in ambiente Windows è molto probabile che siate già al corrente della fastidiosa limitazione a 255-260 caratteri della dimensione di qualsiasi path di sistema – ovvero del percorso di file e cartelle. Nel caso in cui non ne abbiate mai sentito parlare, ecco un breve riepilogo:

In the Windows API (with some exceptions discussed in the following paragraphs), the maximum length for a path is MAX_PATH, which is defined as 260 characters. A local path is structured in the following order: drive letter, colon, backslash, name components separated by backslashes, and a terminating null character. For example, the maximum path on drive D is “D:\some 256-character path string<NUL>” where “<NUL>” represents the invisible terminating null character for the current system codepage. (The characters < > are used here for visual clarity and cannot be part of a valid path string.) [extract from this MSDN official guide].

A ben vedere si tratta di una singolare caratteristica residuale del filesystem NTFS, che oggi come oggi non ha più senso. Al tempo stesso non si tratta di un problema che riguarda la maggior parte degli utenti standard, che raramente avranno bisogno di creare strutture di cartelle annidate così lunghe.

Le cose cambiano non poco per gli sviluppatori e gli amministratori di sistema che hanno necessità di lavorare con strumenti pensati in ottica Linux, come ad esempio il package manager NPM, il quale viene utilizzato per distribuire numerosi software e librerie che fanno un largo uso di cartelle annidate: NodeJS, AngularJS, Angular2, React, SystemJS, solo per citarne alcuni. Le cose si aggravano ulteriormente se questi strumenti vengono utilizzati all’interno di Visual Studio 2015, il quale aggiunge la propria struttura (cartella soluzione + cartella progetto + altre sotto-cartelle come /src/ , /bin/ , /node_modules/  et. al.), che aumentano a dismisura le possibilità di raggiungere il suddetto limite.

 

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Guida all’installazione di PHP Manager per IIS su Windows Server o Windows 10

Se siete degli affezionati utilizzatori di PHP su piattaforma Windows e Web Server IIS è probabile che già conosciate PHP Manager per IIS, un eccellente strumento gratuito che si integra con l’interfaccia utente dello strumento di amministrazione di IIS – ovvero IIS Manager – e che può essere utilizzato per svolgere una serie di funzioni utili, tra cui soprattutto le due seguenti:

  • Gestire le istanze/versioni/build di PHP a 32-bit e 64-bit installate sulla macchina.
  • Accedere e modificare i relativi file di configurazione PHP.INI.

Installare PHP Manager per IIS è molto semplice: basta lanciare il  Web Platform Installer dall’interfaccia di IIS Manager, quindi cercarlo tra gli strumenti gratuiti disponibili tramite la casella di ricerca.

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Crash di Esplora Risorse che blocca il PC? Come risolvere senza riavviare

Che siate amministratori di sistema, sviluppatori o semplici utenti, vi sarà capitato molte volte di assistere al crash o al blocco repentino del programma Esplora Risorse, le cui conseguenze sono particolarmente fastidiose: nella maggior parte dei casi l’interfaccia risulta compromessa, con una gigantesca finestra “bianca” che non accenna a chiudersi e non consente di aprirne altre o di svolgere alcune operazioni.

Questa situazione tende a verificarsi con particolare frequenza quando lavoriamo su cartelle, percorsi o dischi di rete che improvvisamente spariscono o non sono più disponibili, ad esempio perché il server che li ospitava si disconnette o crasha: in quelle occasioni i protocolli di condivisione file di Windows danno il loro peggio, impantanandosi in timeout estremamente lunghi e bloccando nel contemnpo tutta l’applicazione nel disperato tentativo di connettersi a qualcosa che non c’è più. Non di rado questi tentativi si concludono con il crash di Esplora Risorse o, peggio ancora, con un suo blocco continuativo che ci spinge a effettuare un kill manuale del processo con CTRL-ALT-CANC, quindi Gestione Attività > Processi -> Kill.

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