Sicurezza Informatica: Misure minime per la PA Le misure minime di sicurezza ICT per le pubbliche amministrazioni previste da Agenzia per l'Italia Digitale (AgID)

Sicurezza Informatica: Misure minime per la PA

Nell’articolo precedente abbiamo cercato di introdurre alcuni concetti generali sulla sicurezza informatica nelle organizzazioni, partendo dalle definizioni di Information Security, Cyber Security e Data Security e arrivando ad analizzare lo stretto rapporto tra InfoSec e Risk Management. In questo articolo ci occuperemo di analizzare le misure minime di sicurezza ICT per le pubbliche amministrazioni previste da Agenzia per l’Italia Digitale (AgID),  che costituiscono un’ottima base di partenza anche per la maggior parte delle aziende private.

Premessa

Le misure di sicurezza per le pubbliche amministrazioni previste da Agenzia per l’Italia Digitale, disponibili in una serie di elaborati consultabili a questo indirizzo, consistono in una serie di controlli di natura tecnologica, organizzativa e procedurale che consentono di valutare il proprio livello di sicurezza informatica: si tratta dunque di un processo di auto-assessment, che può essere utile per svolgere in modo relativamente rapido un processo di gap analysis e individuare prontamente le necessarie remediation da implementare per rendere il proprio sistema più sicuro, nonché consono (nel caso delle PA) ai requisiti minimi previsti.

A seconda della complessità del sistema informativo a cui si riferiscono e della realtà organizzativa della PA, le misure minime possono essere implementate in modo graduale seguendo tre livelli di attuazione:

  • Minimo. E quello al quale ogni Pubblica Amministrazione, indipendentemente dalla sua natura e dimensione, deve necessariamente essere o rendersi conforme.
  • Standard. E il livello, superiore al livello minimo, che ogni amministrazione deve considerare come base di riferimento in termini di sicurezza: ad oggi (2020), questo livello è adottato dalla maggior parte delle realtà della PA italiana.
  • Avanzato. Si tratta di un livello da adottare in tutte le organizzazioni maggiormente esposte a rischi, ad esempio per la criticità delle informazioni trattate e/o dei servizi erogati: nondimeno, deve essere visto come ipotesi di miglioramento anche da parte di tutte le altre organizzazioni.

L’adeguamento alle misure minime è a cura del responsabile della struttura per l’organizzazione, l’innovazione e le tecnologie, come indicato nel Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD, art. 17 ) o, in sua assenza, del dirigente designato. Il dirigente responsabile dell’attuazione deve compilare e firmare digitalmente il “Modulo di implementazione” allegato alla Circolare 18 aprile 2017, n. 2/2017; nella circolare è scritto che le misure minime di sicurezza devono essere adottate da parte di tutte le pubbliche Amministrazioni entro il 31 dicembre 2017.

Early Warning e CERT-PA

Una delle componenti principali per la corretta gestione dei rischi connessi alle vulnerabilità di sicurezza è data dall’aggiornamento continuo del know-how del personale tecnico e operativo: per questo motivo, fra le misure minime è prevista l’iscrizione a servizi di early warning che consentano al presidio IT di essere immediatamente informato sulle nuove vulnerabilità di sicurezza. E’ possibile iscriversi a tale servizio mediante il portale CERT-PA (Computer Emergency Response Team per la Pubblica Amministrazione).

Il CERT-PA è un portale operativo attivo dal 3 marzo 2014 che opera all’interno di AgID e ha il compito di supportare le pubbliche amministrazioni nella prevenzione e nella risposta agli incidenti di sicurezza informatica, come previsto dall’art. 51 comma 1-bis del CAD e dal modello organizzativo descritto nel DPCM 17 febbraio 2017. I servizi ad oggi svolti dal portale CERT-PA, attivabili mediante sottoscrizione, sono i seguenti:

  • servizi di analisi e di indirizzo, finalizzati a supportare la definizione dei processi di gestione della sicurezza;
  • servizi proattivi, relativi alla raccolta e l’elaborazione di dati significativi ai fini della sicurezza cibernetica, l’emanazione di bollettini e segnalazioni di sicurezza;
  • servizi reattivi, per poter gestire gli allarmi di sicurezza;
  • servizi di formazione e comunicazione per promuovere la cultura della sicurezza cibernetica.

Come si può vedere, si tratta di un ruolo che si occupa di una serie di attività tutte riconducibili all’ambito del knowledge sharing: coordinamento e standardizzazione delle informazioni, aggiornamenti periodici, formazione, gestione degli incident, e così via.

Obiettivi

Le misure minime di sicurezza previste da AgID svolgono in prima istanza un ruolo di supporto metodologico, basato – come già detto – su un processo di verifica autonoma e conseguente aggiornamento iterativo auspicabile in tutte le organizzazioni. Nello specifico:

  • forniscono un riferimento operativo direttamente utilizzabile, sotto forma di checklist;
  • stabiliscono una base comune di misure tecniche ed organizzative descritte come irrinunciabili;
  • forniscono uno strumento utile a verificare lo stato di protezione contro le minacce informatiche più comuni, note e/o pericolose;
  • responsabilizzano le organizzazioni sulla necessità di prevedere un miglioramento continuo e iterativo del proprio livello di protezione cibernetica;

Nel paragrafo successivo vedremo in dettaglio i riferimenti operativi previsti.

Riferimenti Operativi

In questo paragrafo proponiamo un elenco dei punti previsti, suddivisi in 8 tabelle che corrispondono alle varie tipologie di attività.

Ciascuna attività è contrassegnata dalle seguenti informazioni:

  • un identificativo univoco ABSC (AgID Basic Security Control), in formato X.Y.Z.
  • una indicazione del livello (M = minimo, S = standard, A = Avanzato).
  • una descrizione sintetica delle attività da svolgere e/o dei sistemi da implementare.

Si tratta di tabelle pensate per poter essere utilizzate come checklist e di cui si consiglia l’utilizzo presso qualsiasi organizzazione, pubblica o privata.

IMPORTANTE: Le tabelle elencate di seguito sono disponibili anche in formato MS Word pre-2007 (DOC), MS Word 2007+ (DOCX), OpenDocument (ODT) e Rich-Text Format (RTF), comprensive di una colonna aggiuntiva per descrivere le modalità di implementazione effettuate (e/o previste). I link per il download sono in fondo alla pagina!

ABSC 1 (CSC 1): Inventario hardware

INVENTARIO DEI DISPOSITIVI AUTORIZZATI E NON AUTORIZZATI

ABSC_ID Livello Descrizione
1 1 1 M Implementare un inventario delle risorse attive correlato a quello ABSC 1.4
1 1 2 S Implementare ABSC 1.1.1 attraverso uno strumento automatico
1 1 3 A Effettuare il discovery dei dispositivi collegati alla rete con allarmi in caso di anomalie.
1 1 4 A Qualificare i sistemi connessi alla rete attraverso l’analisi del loro traffico.
1 2 1 S Implementare il “logging” delle operazioni del server DHCP.
1 2 2 S Utilizzare le informazioni ricavate dal “logging” DHCP per migliorare l’inventario delle risorse e identificare le risorse non ancora censite.
1 3 1 M Aggiornare l’inventario quando nuovi dispositivi approvati vengono collegati in rete.
1 3 2 S Aggiornare l’inventario con uno strumento automatico quando nuovi dispositivi approvati vengono collegati in rete.
1 4 1 M Gestire l’inventario delle risorse di tutti i sistemi collegati alla rete e dei dispositivi di rete stessi, registrando almeno l’indirizzo IP.
1 4 2 S Per tutti i dispositivi che possiedono un indirizzo IP l’inventario deve indicare i nomi delle macchine, la funzione del sistema, un titolare responsabile della risorsa e l’ufficio associato. L’inventario delle risorse creato deve inoltre includere informazioni sul fatto che il dispositivo sia portatile e/o personale.
1 4 3 A Dispositivi come telefoni cellulari, tablet, laptop e altri dispositivi elettronici portatili che memorizzano o elaborano dati devono essere identificati, a prescindere che siano collegati o meno alla rete dell’organizzazione.
1 5 1 A Installare un’autenticazione a livello di rete via 802.1x per limitare e controllare quali dispositivi possono essere connessi alla rete. L’802.1x deve essere correlato ai dati dell’inventario per distinguere i sistemi autorizzati da quelli non autorizzati.
1 6 1 A Utilizzare i certificati lato client per validare e autenticare i sistemi prima della connessione a una rete locale.

ABSC 2 (CSC 2): Inventario software

INVENTARIO DEI SOFTWARE AUTORIZZATI E NON AUTORIZZATI

ABSC_ID Livello Descrizione
2 1 1 M Stilare un elenco di software autorizzati e relative versioni necessari per ciascun tipo di sistema, compresi server, workstation e laptop di vari tipi e per diversi usi. Non consentire l’installazione di software non compreso nell’elenco.
2 2 1 S Implementare una “whitelist” delle applicazioni autorizzate, bloccando l’esecuzione del software non incluso nella lista. La “whitelist” può essere molto ampia per includere i software più diffusi.
2 2 2 S Per sistemi con funzioni specifiche (che richiedono solo un piccolo numero di programmi per funzionare), la “whitelist” può essere più mirata. Quando si proteggono i sistemi con software personalizzati che può essere difficile inserire nella “whitelist”, ricorrere al punto ABSC 2.4.1 (isolando il software personalizzato in un sistema operativo virtuale).
2 2 3 A Utilizzare strumenti di verifica dell’integrità dei file per verificare che le applicazioni nella “whitelist” non siano state modificate.
2 3 1 M Eseguire regolari scansioni sui sistemi al fine di rilevare la presenza di software non autorizzato.
2 3 2 S Mantenere un inventario del software in tutta l’organizzazione che copra tutti i tipi di sistemi operativi in uso, compresi server, workstation e laptop.
2 3 3 A Installare strumenti automatici d’inventario del software che registrino anche la versione del sistema operativo utilizzato nonché le applicazioni installate, le varie versioni ed il livello di patch.
2 4 1 A Utilizzare macchine virtuali e/o sistemi air-gapped  per isolare ed eseguire applicazioni necessarie per operazioni strategiche o critiche dell’Ente, che a causa dell’elevato rischio non devono essere installate in ambienti direttamente collegati in rete.

ABSC 3 (CSC 3): Configurazioni hardware e software

PROTEGGERE LE CONFIGURAZIONI DI HARDWARE E SOFTWARE SUI DISPOSITIVI MOBILI, LAPTOP, WORKSTATION E SERVER

ABSC_ID Livello Descrizione
3 1 1 M Utilizzare configurazioni sicure standard per la protezione dei sistemi operativi.
3 1 2 S Le configurazioni sicure standard devono corrispondere alle versioni “hardened” del sistema operativo e delle applicazioni installate. La procedura di hardening comprende tipicamente: eliminazione degli account non necessari (compresi gli account di servizio), disattivazione o eliminazione dei servizi non necessari, configurazione di stack e heaps non eseguibili, applicazione di patch, chiusura di porte di rete aperte e non utilizzate.
3 1 3 A Assicurare con regolarità la validazione e l’aggiornamento delle immagini d’installazione nella loro configurazione di sicurezza anche in considerazione delle più recenti vulnerabilità e vettori di attacco.
3 2 1 M Definire ed impiegare una configurazione standard per workstation, server e altri tipi di sistemi usati dall’organizzazione.
3 2 2 M Eventuali sistemi in esercizio che vengano compromessi devono essere ripristinati utilizzando la configurazione standard.
3 2 3 S Le modifiche alla configurazione standard devono effettuate secondo le procedure di gestione dei cambiamenti.
3 3 1 M Le immagini d’installazione devono essere memorizzate offline.
3 3 2 S Le immagini d’installazione sono conservate in modalità protetta, garantendone l’integrità e la disponibilità solo agli utenti autorizzati.
3 4 1 M Eseguire tutte le operazioni di amministrazione remota di server, workstation, dispositivi di rete e analoghe apparecchiature per mezzo di connessioni protette (protocolli intrinsecamente sicuri, ovvero su canali sicuri).
3 5 1 S Utilizzare strumenti di verifica dell’integrità dei file per assicurare che i file critici del sistema (compresi eseguibili di sistema e delle applicazioni sensibili, librerie e configurazioni) non siano stati alterati.
3 5 2 A Nel caso in cui la verifica di cui al punto precedente venga eseguita da uno strumento automatico, per qualunque alterazione di tali file deve essere generato un alert.
3 5 3 A Per il supporto alle analisi, il sistema di segnalazione deve essere in grado di mostrare la cronologia dei cambiamenti della configurazione nel tempo e identificare chi ha eseguito ciascuna modifica.
3 5 4 A I controlli di integrità devono inoltre identificare le alterazioni sospette del sistema, delle variazioni dei permessi di file e cartelle.
3 6 1 A Utilizzare un sistema centralizzato di controllo automatico delle configurazioni che consenta di rilevare e segnalare le modifiche non autorizzate.
3 7 1 A Utilizzare strumenti di gestione della configurazione dei sistemi che consentano il ripristino delle impostazioni di configurazione standard.

ABSC 4 (CSC 4): Gestione delle vulnerabilità

VALUTAZIONE E CORREZIONE CONTINUA DELLA VULNERABILITÀ

ABSC_ID Livello Descrizione
4 1 1 M Ad ogni modifica significativa della configurazione eseguire la ricerca delle vulnerabilità su tutti i sistemi in rete con strumenti automatici che forniscano a ciascun amministratore di sistema report con indicazioni delle vulnerabilità più critiche.
4 1 2 S Eseguire periodicamente la ricerca delle vulnerabilità ABSC 4.1.1 con frequenza commisurata alla complessità dell’infrastruttura.
4 1 3 A Usare uno SCAP (Security Content Automation Protocol) di validazione della vulnerabilità che rilevi sia le vulnerabilità basate sul codice (come quelle descritte dalle voci Common Vulnerabilities ed Exposures) che quelle basate sulla configurazione (come elencate nel Common Configuration Enumeration Project).
4 2 1 S Correlare i log di sistema con le informazioni ottenute dalle scansioni delle vulnerabilità.
4 2 2 S Verificare che i log registrino le attività dei sistemi di scanning delle vulnerabilità
4 2 3 S Verificare nei log la presenza di attacchi pregressi condotti contro target riconosciuto come vulnerabile.
4 3 1 S Eseguire le scansioni di vulnerabilità in modalità privilegiata, sia localmente, sia da remoto, utilizzando un account dedicato che non deve essere usato per nessun’altra attività di amministrazione.
4 3 2 S Vincolare l’origine delle scansioni di vulnerabilità a specifiche macchine o indirizzi IP, assicurando che solo il personale autorizzato abbia accesso a tale interfaccia e la utilizzi propriamente.
4 4 1 M Assicurare che gli strumenti di scansione delle vulnerabilità utilizzati siano regolarmente aggiornati con tutte le più rilevanti vulnerabilità di sicurezza.
4 4 2 S Registrarsi ad un servizio che fornisca tempestivamente le informazioni sulle nuove minacce e vulnerabilità. Utilizzandole per aggiornare le attività di scansione
4 5 1 M Installare automaticamente le patch e gli aggiornamenti del software sia per il sistema operativo sia per le applicazioni.
4 5 2 M Assicurare l’aggiornamento dei sistemi separati dalla rete, in particolare di quelli air-gapped, adottando misure adeguate al loro livello di criticità.
4 6 1 S Verificare regolarmente che tutte le attività di scansione effettuate con gli account aventi privilegi di amministratore siano state eseguite secondo delle policy predefinite.
4 7 1 M Verificare che le vulnerabilità emerse dalle scansioni siano state risolte sia per mezzo di patch, o implementando opportune contromisure oppure documentando e accettando un ragionevole rischio.
4 7 2 S Rivedere periodicamente l’accettazione dei rischi di vulnerabilità esistenti per determinare se misure più recenti o successive patch possono essere risolutive o se le condizioni sono cambiate, con la conseguente modifica del livello di rischio.
4 8 1 M Definire un piano di gestione dei rischi che tenga conto dei livelli di gravità delle vulnerabilità , del potenziale impatto e della tipologia degli apparati (e.g. server esposti, server interni, PdL, portatili, etc.).
4 8 2 M Attribuire alle azioni per la risoluzione delle vulnerabilità un livello di priorità in base al rischio associato.  In particolare applicare le patch per le vulnerabilità a partire da quelle più critiche.
4 9 1 S Prevedere, in caso di nuove vulnerabilità, misure alternative se non sono immediatamente disponibili patch o se i tempi di distribuzione non sono compatibili con quelli fissati dall’organizzazione.
4 10 1 S Valutare in un opportuno ambiente di test le patch dei prodotti non standard (es.: quelli sviluppati ad hoc) prima di installarle nei sistemi in esercizio.

ABSC 5 (CSC 5): Privilegi di amministratore

USO APPROPRIATO DEI PRIVILEGI DI AMMINISTRATORE

ABSC_ID Livello Descrizione
5 1 1 M Limitare i privilegi di amministrazione ai soli utenti che abbiano le competenze adeguate e la necessità operativa di modificare la configurazione dei sistemi.
5 1 2 M Utilizzare le utenze amministrative solo per effettuare operazioni che ne richiedano i privilegi, registrando ogni accesso effettuato.
5 1 3 S Assegnare a ciascuna utenza amministrativa solo i privilegi necessari per svolgere le attività previste per essa.
5 1 4 A Registrare le azioni compiute da un’utenza amministrativa e rilevare ogni anomalia di comportamento.
5 2 1 M Mantenere l’inventario di tutte le utenze amministrative, garantendo che ciascuna di esse sia debitamente e formalmente autorizzata.
5 2 2 A Gestire l’inventario delle utenze amministrative attraverso uno strumento automatico che segnali ogni variazione che intervenga.
5 3 1 M Prima di collegare alla rete un nuovo dispositivo sostituire le credenziali dell’amministratore predefinito con valori coerenti con quelli delle utenze amministrative in uso.
5 4 1 S Tracciare nei log l’aggiunta o la soppressione di un’utenza amministrativa.
5 4 2 S Generare un’allerta quando viene aggiunta un’utenza amministrativa.
5 4 3 S Generare un’allerta quando vengano aumentati i diritti di un’utenza amministrativa.
5 5 1 S Tracciare nei log i tentativi falliti di accesso con un’utenza amministrativa.
5 6 1 A Utilizzare sistemi di autenticazione a più fattori per tutti gli accessi amministrativi, inclusi gli accessi di amministrazione di dominio. L’autenticazione a più fattori può utilizzare diverse tecnologie, quali smart card, certificati digitali, one time password (OTP), token, biometria ed altri analoghi sistemi.
5 7 1 M Quando l’autenticazione a più fattori non è supportata, utilizzare per le utenze amministrative credenziali di elevata robustezza (e.g. almeno 14 caratteri).
5 7 2 S Impedire che per le utenze amministrative vengano utilizzate credenziali deboli.
5 7 3 M Assicurare che le credenziali delle utenze amministrative vengano sostituite con sufficiente frequenza (password aging).
5 7 4 M Impedire che credenziali già utilizzate possano essere riutilizzate a breve distanza di tempo (password history).
5 7 5 S Assicurare che dopo la modifica delle credenziali trascorra un sufficiente lasso di tempo per poterne effettuare una nuova.
5 7 6 S Assicurare che le stesse credenziali amministrative non possano essere riutilizzate prima di sei mesi.
5 8 1 S Non consentire l’accesso diretto ai sistemi con le utenze amministrative, obbligando gli amministratori ad accedere con un’utenza normale e successivamente eseguire come utente privilegiato i singoli comandi.
5 9 1 S Per le operazioni che richiedono privilegi gli amministratori debbono utilizzare macchine dedicate, collocate su una rete logicamente dedicata, isolata rispetto a Internet. Tali macchine non possono essere utilizzate per altre attività.
5 10 1 M Assicurare la completa distinzione tra utenze privilegiate e non privilegiate degli amministratori, alle quali debbono corrispondere credenziali diverse.
5 10 2 M Tutte le utenze, in particolare quelle amministrative, debbono essere nominative e riconducibili ad una sola persona.
5 10 3 M Le utenze amministrative anonime, quali “root” di UNIX o “Administrator” di Windows, debbono essere utilizzate solo per le situazioni di emergenza e le relative credenziali debbono essere gestite in modo da assicurare l’imputabilità di chi ne fa uso.
5 10 4 S Evitare l’uso di utenze amministrative locali per le macchine quando sono disponibili utenze amministrative di livello più elevato (e.g. dominio).
5 11 1 M Conservare le credenziali amministrative in modo da garantirne disponibilità e riservatezza.
5 11 2 M Se per l’autenticazione si utilizzano certificati digitali, garantire che le chiavi private siano adeguatamente protette.

ABSC 8 (CSC 8): Difese contro i Malware

ABSC_ID Livello Descrizione
8 1 1 M Installare su tutti i sistemi connessi alla rete locale strumenti atti a rilevare la presenza e bloccare l’esecuzione di malware (antivirus locali). Tali strumenti sono mantenuti aggiornati in modo automatico.
8 1 2 M Installare su tutti i dispositivi firewall ed IPS personali.
8 1 3 S Gli eventi rilevati dagli strumenti sono inviati ad un repository centrale (syslog) dove sono stabilmente archiviati.
8 2 1 S Tutti gli strumenti di cui in ABSC_8.1 sono monitorati e gestiti centralmente. Non è consentito agli utenti alterarne la configurazione.
8 2 2 S È possibile forzare manualmente dalla console centrale l’aggiornamento dei sistemi anti-malware installati su ciascun dispositivo. La corretta esecuzione dell’aggiornamento è automaticamente verificata e riportata alla console centrale.
8 2 3 A L’analisi dei potenziali malware è effettuata su di un’infrastruttura dedicata, eventualmente basata sul cloud.
8 3 1 M Limitare l’uso di dispositivi esterni a quelli necessari per le attività aziendali.
8 3 2 A Monitorare l’uso e i tentativi di utilizzo di dispositivi esterni.
8 4 1 S Abilitare le funzioni atte a contrastare lo sfruttamento delle vulnerabilità, quali Data Execution Prevention (DEP), Address Space Layout Randomization (ASLR), virtualizzazione, confinamento, etc. disponibili nel software di base.
8 4 2 A Installare strumenti aggiuntivi di contrasto allo sfruttamento delle vulnerabilità,  ad esempio quelli forniti come opzione dai produttori di sistemi operativi.
8 5 1 S Usare strumenti di filtraggio che operano sull’intero flusso del traffico di rete per impedire che il codice malevolo raggiunga gli host.
8 5 2 A Installare sistemi di analisi avanzata del software sospetto.
8 6 1 S Monitorare, analizzare ed eventualmente bloccare gli accessi a indirizzi che abbiano una cattiva reputazione.
8 7 1 M Disattivare l’esecuzione automatica dei contenuti al momento della connessione dei dispositivi removibili.
8 7 2 M Disattivare l’esecuzione automatica dei contenuti dinamici (e.g. macro) presenti nei file.
8 7 3 M Disattivare l’apertura automatica dei messaggi di posta elettronica.
8 7 4 M Disattivare l’anteprima automatica dei contenuti dei file.
8 8 1 M Eseguire automaticamente una scansione anti-malware dei supporti rimuovibili al momento della loro connessione.
8 9 1 M Filtrare il contenuto dei messaggi di posta prima che questi raggiungano la casella del destinatario, prevedendo anche l’impiego di strumenti antispam.
8 9 2 M Filtrare il contenuto del traffico web.
8 9 3 M Bloccare nella posta elettronica e nel traffico web i file la cui tipologia non è strettamente necessaria per l’organizzazione ed è potenzialmente pericolosa (e.g. .cab).
8 10 1 S Utilizzare strumenti anti-malware che sfruttino, oltre alle firme, tecniche di rilevazione basate sulle anomalie di comportamento.
8 11 1 S Implementare una procedura di risposta agli incidenti che preveda la trasmissione al provider di sicurezza dei campioni di software sospetto per la generazione di firme personalizzate.

ABSC 10 (CSC 10): Copie di sicurezza

ABSC_ID Livello Descrizione
10 1 1 M Effettuare almeno settimanalmente una copia di sicurezza almeno delle informazioni strettamente necessarie per il completo ripristino del sistema.
10 1 2 A Per assicurare la capacità di recupero di un sistema dal proprio backup, le procedure di backup devono riguardare il sistema operativo, le applicazioni software e la parte dati.
10 1 3 A Effettuare backup multipli con strumenti diversi per contrastare possibili malfunzionamenti nella fase di restore.
10 2 1 S Verificare periodicamente l’utilizzabilità delle copie mediante ripristino di prova.
10 3 1 M Assicurare la riservatezza delle informazioni contenute nelle copie di sicurezza mediante adeguata protezione fisica dei supporti ovvero mediante cifratura. La codifica effettuata prima della trasmissione consente la remotizzazione del backup anche nel cloud.
10 4 1 M Assicurarsi che i supporti contenenti almeno una delle copie non siano permanentemente accessibili dal sistema onde evitare che attacchi su questo possano coinvolgere anche tutte le sue copie di sicurezza.

ABSC 13 (CSC 13): Protezione dei dati

ABSC_ID Livello Descrizione
13 1 1 M Effettuare un’analisi dei dati per individuare quelli con particolari requisiti di riservatezza (dati rilevanti) e segnatamente quelli ai quali va applicata la protezione crittografica
13 2 1 S Utilizzare sistemi di cifratura per i dispositivi portatili e i sistemi che contengono informazioni rilevanti
13 3 1 A Utilizzare sul perimetro della rete strumenti automatici per bloccare, limitare ovvero monitorare in maniera puntuale, sul traffico uscente dalla propria rete, l’impiego di crittografia non autorizzata o l’accesso a siti che consentano lo scambio e la potenziale esfiltrazione di informazioni.
13 4 1 A Effettuare periodiche scansioni, attraverso sistemi automatizzati, in grado di rilevare sui server la presenza di specifici “data pattern”, significativi per l’Amministrazione, al fine di evidenziare l’esistenza di dati rilevanti in chiaro.
13 5 1 A Nel caso in cui non sia strettamente necessario l’utilizzo di dispositivi esterni, implementare sistemi/configurazioni che impediscano la scrittura di dati su tali supporti.
13 5 2 A Utilizzare strumenti software centralizzati atti a gestire il collegamento alle workstation/server dei soli dispositivi esterni autorizzati (in base a numero seriale o altre proprietà univoche) cifrando i relativi dati. Mantenere una lista aggiornata di tali dispositivi.
13 6 1 A Implementare strumenti DLP (Data Loss Prevention) di rete per monitorare e controllare i flussi di dati all’interno della rete in maniera da evidenziare eventuali anomalie.
13 6 2 A Qualsiasi anomalia rispetto al normale traffico di rete deve essere registrata anche per consentirne l’analisi off line.
13 7 1 A Monitorare il traffico uscente rilevando le connessioni che usano la crittografia senza che ciò sia previsto.
13 8 1 M Bloccare il traffico da e verso url presenti in una blacklist.
13 9 1 A Assicurare che la copia di un file fatta in modo autorizzato mantenga le limitazioni di accesso della sorgente,  ad esempio attraverso sistemi che implementino le regole di controllo degli accessi (e.g. Access Control List) anche quando i dati sono trasferiti al di fuori del loro repository.

Download

Le tabelle sopra elencate sono disponibili anche in formato MS Word pre-2007 (DOC), MS Word 2007+ (DOCX), OpenDocument (ODT) e Rich-Text Format (RTF) direttamente sul sito dell’AgID, comprensive di una colonna aggiuntiva per descrivere le modalità di implementazione effettuate (e/o previste), ai seguenti indirizzi:

Conclusioni

Per il momento è tutto: ci auguriamo che questo approfondimento possa essere utile ai project manager, responsabili sicurezza e amministratori di sistema che abbiano la necessità di verificare la tenuta dei propri sistemi in termini di data security.

Per maggiori informazioni sull’argomento ed essere sempre aggiornati sulle ultime notizie in tema di information security consigliamo di dare un’occhiata anche alla sezione dedicata alla Sicurezza Informatica presente su questo blog. Alla prossima!

 

 

About Ryan

IT Project Manager, Web Interface Architect e Lead Developer di numerosi siti e servizi web ad alto traffico in Italia e in Europa. Dal 2010 si occupa anche della progettazione di App e giochi per dispositivi Android, iOS e Mobile Phone per conto di numerose società italiane. Microsoft MVP for Development Technologies dal 2018.

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