Android 9 Pie – Recensione – Tutte le novità (anche in ambito Privacy e GDPR) Una panoramica delle principali funzionalità offerte da Android Pie, l'ultima versione del sistema operativo Google, con una particolare attenzione agli aspetti legati a Privacy, protezione dei dati e GDPR

Android 9 Pie - Recensione - Tutte le novità (anche in ambito Privacy e GDPR)

Ci siamo: Google ha finalmente rilasciato la versione finale del nuovo Android 9, che è stato presentato in anteprima alla conferenza annuale degli sviluppatori della società nel mese di maggio. In conseguenza di questa uscita, è stato anche chiarito il significato della misteriosa lettera P che ha accompagnato questa release fin dalle prime alpha-build: in perfetta  continuità con la convenzione di dedicare tutte le release di Android a uno snack o un tipo di dessert, l’ultimo nato in casa Google si chiama Android Pie

L’aggiornamento è stato lanciato il 6 agosto per i soli telefoni Google Pixel, per poi essere esteso nelle prossime settimane anche ai vari Samsung, Huawei etc.

Le novità della nuova versione sono numerose: si tratta di un aggiornamento particolarmente importante, di gran lunga superiore per migliorie e nuove funzionalità rispetto al suo predecessore Android Oreo.  Tra le caratteristiche più innovative non si possono non menzionare le seguenti: il nuovo sistema di navigazione del sistema operativo, lo screen-time control (ovvero, la misurazione di quanto tempo passiamo a “fissare” o a giocherellare con lo schermo), una concreta ottimizzazione del battery-life e una serie di nuove funzionalità legate alla privacy, inevitabile conseguenza dell’entrata in vigore del GDPR.

Diamo dunque un’occhiata alle novità più interessanti del nuovo Android Pie.

Nuova Barra di Navigazione

Nella nuova “torta” Android, la tipica barra di navigazione a tre icone presente nella parte inferiore del telefono è stata sostituita da una singola icona a forma di pillola, posta al centro dello schermo.  La “pillola” funziona nel seguente modo, o per meglio dire attraverso le seguenti gesture:

  • Tenendo il pulsante per alcuni secondi si potrà attivare Google Assistant.
  • Effettuando uno slide verso l’alto, il sistema riporterà in evidenza l’ultima app utilizzata, con possibilità di scorrere tra le altre applicazioni aperte.
  • Effettuando uno slide orizzontale (verso destra o verso sinistra), sarà possibile scorrere le varie applicazioni aperte.
  • Effettuando un semplice tap, la “pillola” vi riporterà alla dashboard iniziale.

Si nota subito la grave mancanza del pulsante “back”, che sarà a lungo rimpianto dai tanti (me compreso) che si erano abituati a utilizzarlo, in linea con la filosofia iOS.  A ben vedere, il nuovo sistema di navigazione ricorda molto da vicino quello dell’iPhone X. In ogni caso, la maggior parte dei beta-tester chesi sono cimentati con la nuova interfaccia giurano e spergiurano che è tutta questione di abitudine: staremo a vedere. In ogni caso, la maggiore versatilità di Android rispetto alle rigidità Apple viene confermata per l’ennesima volta: Google ha previsto infatti la possibilità di ripristinare – mediante il menu Impostazioni – il layout tradizionale a tre pulsanti, cosa che metterà il nuovo sistema al riparo dalle critiche.

Controllo tramite AI della durata della batteria

L’ottimizzazione della durata della batteria è stata al centro degli ultimi aggiornamenti del sistema operativo di Google, a partire da Android 6.0 Marshmallow (con l’introduzione di Doze), per continuare con Android 7.0 Nougat (che ha reso Doze più versatile e configurabile), fino ad arrivare ai Background Location Limits di Android 8.0 Oreo. Queste continue migliorie non sono state sempre salutate con entusiasmo dagli utenti, in particolare dai tanti che acquistano smartphone Samsung, per via di un andamento spesso altalenante della durata della batteria.

Questi problemi dovrebbero definitivamente scomparire con Android Pie grazie all’introduzione della nuova funzionalità Adaptive Battery: una vera e propria AI con funzionalità di machine learning sviluppata da Google in collaborazione con il team DeepMind di Londra. Il nuovo sistema si occuperà di trovare il modo migliore per assegnare la priorità alle applicazioni più utilizzate, limitando le risorse del telefono per quelle utilizzate con minore frequenza: l’algoritmo è pensato per adattarsi alle abitudine e agli orari di attività dell’utente, così da poter “prevedere” le applicazioni che si andranno a utilizzare (o non utilizzare) nelle prossime ore.

Machine Learning, Profilazione e Privacy

Questa funzionalità di “auto-apprendimento”, chiaramente basata sulla profilazione delle proprie attività, comporta inevitabilmente qualche legittima preoccupazione in ambito privacy, specie a seguito dell’entrata in vigore del GDPR (ne abbiamo parlato in questo articolo). Benché Google abbia specificato che tutti i dati legati all’apprendimento dell’algoritmo saranno memorizzati sul dispositivo e non inviati in Cloud, è indubbio che questo sarà uno degli aspetti più controversi e discussi dei prossimi mesi, specialmente in Europa. Del resto, si tratta della prima tecnologia sviluppata da DeepMind ad essere applicata su un dispositivo fisico e non nel Cloud: si tratta, per chi non lo sapesse, della stessa tecnologia di memorizzazione at-rest utilizzata dalla funzionalità di riconoscimento facciale di Google Clips, la nuova smart-cam di Google uscita a inizio anno, la quale però non ha avuto un riscontro entusiasmante (a questo link potete leggere la lapidaria recensione del noto sito TheVerge).

In-App Search

Una delle funzionalità più citate dalle varie presentazioni Google relativamente ad Android P è la In-App search: una funzionalità che produce risultati simili a quelli dati dalla presenza delle Siri Shortcuts nelle App iOS, con la differenza che in questo caso non sono gli sviluppatori a inserire i metadati, ma il Play Store stesso a identificare i contenuti “utilizzando” la App per mostrare all’utente come potrebbe funzionare. Anche in questo caso, l’esempio che propone Google – la ricerca della app “Lyft” che mostra anche le tempistiche migliori per il proprio tragitto casa-lavoro – fa venire qualche perplessità in ambito Privacy: possiamo davvero essere certi che i nostri dati vengano comunicati nel modo corretto?

Background Privacy

Notizie decisamente migliori sul versante privacy arrivano dalla nuova funzionalità che prevede non solo la disattivazione automatica, ma anche la revoca (temporanea) dei permessi di accesso di una app in background ai principali “sensori” dello smartphone (microfono, videocamera, GPS). Si tratta di un update indubbiamente interessante, che aiuterà gli appassionati delle cospirazioni informatiche a dormire sonni più tranquilli, riducendo la preoccupazione che Whatsapp e Facebook possano spiare la loro vita privata mediante appositi trojan-horse presenti nelle loro app.

Sempre in ambito privacy, è inoltre apprezzabile l’aggiunta di un nuovo permesso – chiamato Call_Log – che costringe gli sviluppatori a richiedere all’utente il permesso esplicito per accedere al registro delle chiamate, che prima era compreso nell’ultra-generico gruppo di permessi “Telefono”: è stata inoltre introdotta una richiesta di permesso aggiuntiva (che l’utente dovrà accettare in tempo reale) per le App che effettuano un Wi-Fi scan, in quanto si tratta di una procedura che potrebbe consentire a una app di localizzare la posizione del dispositivo e quindi del suo utilizzatore. Android Pie blocca inoltre tutte le connessioni HTTP, obbligando tutte le app a utilizzare il protocollo HTTPS. Questo cambiamento, che di certo farà mettere le mani nei capelli a tantissimi sviluppatori, è del tutto in linea con il recente aggiornamento di Google Chrome (desktop e mobile) che identifica come “non sicuri” tutti i siti non-HTTP. Impossibile anche in questo caso non notare l’analogia con iOS, che ha adottato la medesima policy un paio di anni fa con l’introduzione dell’App Transport Security su IOS 9: ne parlammo in questo articolo un paio di anni fa, non mancando di sottolineare il notevole livello di pressapochismo mostrato all’epoca da parte di Apple nell’introduzione di questo importante cambiamento: non resta che sperare che il colosso di Mountain View si riveli più attento alle necessità di utenti e sviluppatori.

Digital Well-Being

Ultima, ma non per importanza (o forse sì), c’è la funzionalità denominata Digital Well-Being, che ha lo scopo di misurare e mostrare all’utente il tempo passato a utilizzare “improduttivamente” il proprio smartphone. Lo strumento, tutt’altro che banale, fa parte di una serie di iniziative portate avanti da Google sul digital well-being in supporto al Time Well Spent movement, una iniziativa promossa dal Center for Humane Technology allo scopo di diffondere una cultura “umana” e sostenibile legata all’utilizzo delle nuove tecnologie.

Android 9 Pie - Recensione - Tutte le novità (anche in ambito Privacy e GDPR)

In dettaglio, la funzionalità è stata implementata su Android Pie tramite una dashboard – situata all’interno del menu Impostazioni – che mostra quanto tempo l’utente ha passato sul proprio telefono durante la giornata corrente, e quali sono le app e servizi che hanno provocato un utilizzo “inconsapevole” o “infruttuoso” del dispositivo. Saranno memorizzate anche le attività di sblocco del telefono e il numero di notifiche ricevute.

Android 9 Pie - Recensione - Tutte le novità (anche in ambito Privacy e GDPR)

Conclusioni

Per il momento è tutto: ci auguriamo che Android Pie mantenga le promesse, in particolar modo riguardo agli aspetti legati alla Privacy e alla protezione dei dati, e che le nuove funzionalità consentano un utilizzo più efficiente (in tutti i sensi) dei nostri ormai inseparabili compagni di vita.

Alla prossima!

 

About Ryan

IT Project Manager, Web Interface Architect e Lead Developer di numerosi siti e servizi web ad alto traffico in Italia e in Europa. Dal 2010 si occupa anche della progettazione di App e giochi per dispositivi Android, iOS e Mobile Phone per conto di numerose società italiane. Microsoft MVP for Development Technologies dal 2018.

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