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WordPress – Trova e Sostituisci all’interno di tutto il Database WP (articoli, pagine, wp_options et al.)

Lavorando con WordPress capita piuttosto di frequente di avere bisogno di effettuare ricerche e sostituzioni di stringhe di testo all’interno dell’intero Database. Le situazioni più comuni sono le seguenti:

  • Cambiamento della URL del sito (es. da www.url-a.com a www.url-b.com), che necessita – per ovvi motivi – di un adeguamento di tutti i contenuti del sito, testuali e non.
  • Problemi legati alla presenza di caratteri non validi (es. lettere accentate, problemi di charset/tabella codici, et al.)
  • Necessità di effettuare il rename di keyword, tag, categorie o altro (con necessario adeguamento dei testi).
  • Presenza (e scoperta) di un errore di scrittura ripetuto all’interno di molti post che si ha la necessità di correggere in modo globale.

In tutti questi casi, esistono due possibili tipologie di soluzioni: utilizzare un plugin WordPress dedicato oppure effettuare un trova/sostituisci sul dump SQL del nostro database.

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Come aumentare il limite di 2 GB di memoria delle applicazioni a 32-bit (x86) nelle versioni di Windows a 64-bit (x64)

Se vi siete imbattuti in questo articolo è molto probabile che vi siate imbattuti in una classica problematica che incontrano molti power-user e amministratori di sistema lavorando con sistemi Windows a 64 bit di qualsivoglia tipo (Windows 2008 Server, Windows 2012 Server, Windows 7, Windows 10 e così via) e vecchi applicativi o eseguibili a 32-bit (x86): la cronica mancanza di memoria utilizzabile da questi ultimi, che si traduce in errori come il seguente:

Memoria insufficiente

La cosa più frustrante è che l’errore in questione si verifica anche quando il sistema è dotato di un grande quantitativo di memoria RAM libera, cosa che induce molti a pensare che il problema sia di tutt’altro avviso. La verità, come spesso accade, sta nel mezzo: pur trattandosi senza dubbio di un problema di memoria, le cause non sono da ricercare nella mancanza di RAM libera nel sistema quanto piuttosto nelle modalità di funzionamento dei processi a 32-bit all’interno del sistema operativo Windows: a prescindere dalla memoria globale, nessun processo a 32-bit ha la possibilità di utilizzare più di 2 Gigabytes di memoria complessiva. Le ragioni legate a questa problematica, ben documentate in questa pagina di Wikipedia (e relativi riferimenti), sono strettamente legate all’architettura x86 e, se il sistema è a 32-bit, possono essere aggirate soltanto con dei workaround che prevedano modalità di memory-paging (PAE) da implementare all’interno dell’applicazione stessa.

Fortunatamente, se la macchina dove vogliamo eseguire l’applicativo è dotata di un sistema operativo a 64 bit, abbiamo la possibilità di aggirare questo “tetto” in almeno due modi:

 

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Come verificare se un file eseguibile EXE è a 32 bit (x86) o a 64 bit (x64)

Qualche giorno fa in ufficio abbiamo avuto la necessità impellente di controllare se un file eseguibile piuttosto vecchio, ma ancora utilizzato su uno dei nostri server Win2012 a 64bit in produzione, fosse stato compilato per processori di tipo x86 or x64. Si tratta di una informazione normalmente ben nota fin dal momento della compilazione: tuttavia, poiché lo sviluppatore autore della stessa non lavora più con noi e l’informazione non era recuperabile né dal nome file né dalla cartella di installazione, siamo stati costretti a determinarlo in un altro modo.

Per risolvere il problema abbiamo quindi fatto ricorso all’utilissimo strumento Sigcheck di SysInternals, disponibile gratuitamente a questo indirizzo.

Il programma, una volta scaricato e scompattato, può essere utilizzato in modo estremamente semplice. E’ sufficiente lanciarlo dal prompt dei comandi avendo cura di specificare il percorso completo del file da verificare:

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Come recuperare il codice Product Key di Windows 10 da BIOS / UEFI / Registro di Sistema

Vi ricordate di quando i negozi di informatica vendevano i PC con quel bell’adesivo olografico contenente il Product Key / codice seriale di Windows? Se siete utenti esperti o amministratori di sistema saprete già che quello sticker – noto come Certificate of Authenticity, ovvero Certificato di Autenticità (COA) – è caduto in disuso fin dai tempi dell’uscita di Windows 8. Da quel momento in poi, la stragrande maggioranza dei PC e dei portatili venduti con una versione pre-installata di un sistema operativo Windows non reca alcuna traccia del Product Key: né sul retro, né all’interno del vano batteria, né sulla scatola o in qualsiasi altro posto.

Il motivo è presto detto: il Product Key viene adesso memorizzato in un apposito spazio all’interno del BIOS / UEFI del computer, in modo da non poter essere facilmente recuperato da nessuno – neppure dall’utente. Questo porta indubbiamente alcuni vantaggi: ad esempio, non dovremmo più preoccuparci che qualcuno possa rubarcelo, eventualità che succedeva di frequente negli ambienti aziendali; inoltre, non dovremo più memorizzarlo o trascriverlo per utilizzarlo durante l’installazione, poiché le moderne versioni di Windows sono programmate per recuperarlo automaticamente in quella fase. Questo nuovo sistema può però portare anche ad alcune complicazioni: ad esempio se il nostro BIOS viene danneggiato, se effettuiamo una reinstallazione del sistema facendo uso di una immagine ISO Windows diversa da quella inizialmente utilizzata, o ancora se abbiamo la necessità di utilizzare quel codice per effettuare una installazione ex-novo dopo aver cambiato una parte rilevante dell’hardware del nostro PC.

In tutti questi casi il sistema ci chiederà, in fase di installazione, di inserire manualmente il Product Key, creandoci un problema non di poco conto. Cosa fare a fronte di una situazione del genere?

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Come aprire i file BKF su Windows 10 senza NTBackup con NT5Backup

Se vi siete imbattuti in questo articolo è probabile che abbiate la necessità di aprire un vecchio archivio .BKF generato con la utility di Backup in dotazione su una versione di Windows ormai obsoleta. Come probabilmente già sapete quei file sono generati da un tool chiamato NTBackup, risalente agli ormai remoti tempi di Windows NT e fornito insieme al sistema operativo Windows fino a Windows 2000, Windows XP e Windows Server 2003. NTBackup, come la maggior parte degli strumenti di sistema targati Microsoft sviluppati nel corso degli anni ’90, era tutto fuorché user-friendly: si avvaleva infatti di un formato proprietario (BKF) per effettuare i backup dei file. Questo significa che, per aprirlo con un sistema operativo moderno – che ovviamente non include più NTBackup – è necessario acquistare un software realizzato da quelle poche software house che hanno acquistato la licenza del formato BKF, come BKF-Repair by SysToolsNTBackupExe. Entrambe le soluzioni, inutile dirlo, non sono a costo zero.

Se volete recuperare altre informazioni utili sul formato BKF o sull’ormai defunto NTBackup consigliamo di approfondire i suddetti argomenti sulla apposita pagina Wikipedia: nel caso in cui vogliate trovare un’alternativa che vi consenta di risolvere il vostro problema, continuate a leggere.

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