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Tsundere, Kuudere, Yandere e gli altri stereotipi caratteriali di anime e manga

Kamidere: significato ed esempi

Lo stereotipo caratteriale del Kamidere è uno dei più interessanti e complessi della produzione nipponica. L’aggettivo deriva da Kami (Dio) + Deredere (amorevole, tenero) e designa quei personaggi che hanno, letteralmente, una mania di onnipotenza e la convinzione di poter plasmare il mondo sulla base del proprio disegno ideale interiore. In questo contesto particolare, la componente “Deredere” del nome sta ad indicare non una intrinseca bontà d’animo ma la genuina convinzione che il proprio disegno rivoluzionario, per quanto dirompente, sia il migliore possibile per l’intera umanità.

L’imponenza del “complesso della divinità” da cui sono affetti i Kamidere fa di loro sempre dei personaggi estremamente carismatici e multisfaccettati. Sono, di solito, o dei protagonisti con connotazioni fortemente negative o degli antagonisti malvagi ma non privi di valide ragioni. Sono sempre megalomani, ambiziosi, calcolatori e dotati di una intelligenza fuori dal comune. Il loro delirio di onnipotenza li accompagna, di solito, verso una fine prematura, tragica e senza gloria.

 

Light Yagami (Death Note): Il più famoso dei protagonisti Kamidere, si autodefinisce “il Dio di un nuovo mondo dove lui stesso è la legge”

 

Grifis (Berserk): Kamidere antagonista con insaziabile sete di potere. Spietato, carismatico e mortalmente ambizioso

 

Lelouch Vi Britannia (Code Geass): Un altro protagonista Kamidere con un fine buono e mezzi spaventosi per raggiungerlo

 

Shogo Makishima (Psycho-Pass): Kamidere antagonista, nemico della società ma, a suo modo, idealista.

 
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