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Custom DateTime Converter con Json.NET per gestire formati non-standard, empty string e valori null

La corretta gestione delle date e dei loro molteplici formati è da sempre una delle più grandi seccature per qualsiasi sviluppatore abituato a lavorare in un contesto multi-language, soprattutto quando si lavora con formati di interscambio dati basati su stringhe di testo come XML, CVS o Json. Fortunatamente per chi lavora in ambiente .NET esistono numerose librerie native e di terze parti che consentono di gestire in modo automatico la maggior parte di queste problematiche: per quanto riguarda Json la più nota – e a mio avviso la migliore – è senza ombra di dubbio Json.NET di Newtonsoft, che grazie ai suoi metodi SerializeObject e DeserializeObject consente di convertire intere classi in formato Json e viceversa senza alcuna fatica.

Per una guida all’utilizzo di quest’ottimo prodotto gratuito vi rimando alla documentazione ufficiale, ricca di esempi e demo di facile comprensione. In questo articolo, dando per scontato che sappiate già come utilizzare questo utilissimo strumento, tratterò una problematica specifica, ovvero come fare per de-serializzare correttamente una stringa di input in formato JSON contenente una o più date scritte in formati diversi tra loro, inserite come stringa vuota o comunque differenti rispetto ai formati standard.

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Connettersi a Linux tramite Accesso Remoto: VNC, RDP, Windows Remote Desktop, XRDP

Non esiste Web Farm basata su Windows in cui non arrivi prima o poi l’esigenza di installare una o più macchine Linux: che si tratti di un Web Server Apache per distribuire applicazioni basate su PHP (WordPress, Joomla), di un reverse-proxy ad elevate prestazioni (Squid, Varnish) o di un database open-source (MySQL, PostgreSQL), si tratta di una necessità con la quale qualsiasi amministratore di sistema ha bisogno presto o tardi di fare i conti.

La gestione di una macchina Linux tramite console SSH o riga di comando risulta particolarmente scomoda a chi, per abitudine o deformazione professionale, è abituato a configurare le macchine attraverso la GUI nativa del sistema: una “debolezza” alla quale sono particolarmente avvezzi i sistemisti abituati a lavorare con Windows, anche grazie – è il caso di dirlo – alle dettagliatissime interfacce di gestione che il sistema operativo di casa Microsoft mette a disposizione attraverso la sua GUI e che consentono di svolgere la maggior parte delle operazioni senza dover ricorrere al prompt dei comandi o agli script Powershell.

Fortunatamente esistono ormai da molti anni distribuzioni Linux nativamente equipaggiate – o facilmente equipaggiabili – con GUI estremamente sofisticate che, in presenza degli add-in necessari, consentono di svolgere la maggior parte delle operazioni garantendo all’amministratore una user experience che nulla ha da invidiare alle moderne e accattivanti interfacce in dotazione alle ultime versioni del sistema operativo di Redmond. E’ il caso di Ubuntu, che grazie a una interfaccia desktop come Unity è rapidamente diventata una delle distribuzioni più amate da utenti, sviluppatori e sistemisti provenienti dall’universo Windows.

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